Il corridore che allena la sua mente è un corridore vincente

Scritto da:Piero Colangelo – Redazione Podisti.Net

guerrieri

Nel gestire il proprio impegno fisico il corridore dovrà anche tenere in considerazione fattori che non rientrano nella sfera strettamente fisica, quali il temperamento, l’emotività, la capacità di controllo e di gestione delle proprie energie fisiche. In altre parole, è importante conoscere la nostra psiche. Se è pur vero che gli allenamenti servono ad adattare sempre meglio il nostro corpo all’attività fisica, è anche fuori discussione indicare la mente come il motore che guida i movimenti e condiziona fortemente le prestazioni. Ho conosciuto tanti corridori che in allenamento sono in grado di effettuare egregie prestazioni e che, incredibilmente, in gara non sono nemmeno nelle condizioni di ripetere ciò che eseguono durante la settimana.

Come nella totalità delle prestazioni sportive, non basta avere delle qualità per cimentarsi negli sport di resistenza, è necessario anche gestire la propria preparazione psicologica. Nello sport moderno esistono allenamenti specifici per potenziare le capacità fisiche ma anche trainings per conservare la calma, per coordinare i movimenti e gestire al meglio le proprie forze. Allenare la propria mente non è difficile, la guida di uno psicologo esperto sarebbe senza dubbio utile, ma si può gestire il training anche da soli.

Pertanto nella programmazione dell’allenamento e nella fissazione degli obiettivi, intesi come miglioramento, non va trascurato in nessun modo l’aspetto psicologico. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto è necessario fare una doverosa riflessione: tutti sappiamo che il raggiungimento del proprio obiettivo, per esempio migliorare il proprio personale sulla maratona, può determinare una grossa soddisfazione e gratificazione, ma a volte può capitare di non sentirsi pienamente soddisfatti del risultato raggiunto.

In tal caso è bene che l’atleta rifletta, andando alla ricerca di quello che effettivamente si richiede dall’ impegno fisico. Il modo migliore per trovare la giusta capacità di riflessione è quella di chiudersi in una stanza, sedendosi o sdraiandosi su di una poltrona, dove ci sia poca luce, facendo respiri profondi e lasciare che sopraggiunga una situazione di grande rilassamento. Il passo successivo è quello di focalizzare gli allenamenti effettuati nell’ultimo periodo, valutando ed analizzando con attenzione tutte le difficoltà incontrate: il dolore fisico, i momenti critici, la stanchezza.

Bisogna poi ripassare mentalmente, momento dopo momento, come in un film, gli stessi allenamenti e le ultime gare, valutando, per queste ultime, tutte le difficoltà incontrate durante lo sforzo, gli errori commessi, e le ragioni per cui non ci si è espressi secondo le proprie possibilità e analizzando attentamente fino a che punto si è disposti a soffrire per raggiunti il risultato e se, di conseguenza, si sia profuso tutto l’impegno possibile per realizzarlo, o, se c’è un freno ad andare oltre un certo limite di sofferenza.

 La fine della riflessione sarà accompagnata di nuovo da profondi respiri, eseguendo piccoli movimenti che saranno estesi pian piano a tutto il corpo. Una seconda seduta può avere come tema la riflessione sui migliori risultati ottenuti, sia in allenamento che in gara, durante la vita agonistica.

La nostra concentrazione si sposterà sul ricordo di un allenamento in cui tutto procede bene e si mantengono con facilità i ritmi programmati. Si passerà poi a ripassare con la mente una gara in cui tutto è andato per il meglio e si cercherà di rivivere la soddisfazione e la gioia di un risultato raggiunto. A questo punto è importante valutato se tutto questo ancora motiva il corridore ed è sufficiente per metterlo nelle condizioni di mantenere le stesse motivazioni ed interessi del periodo in cui era in grado di esprimersi al massimo.

A questo punto non è difficile individuare il livello delle motivazioni:basta considerare una scala da 0 a 10 e domandarsi quanto si è motivati a raggiungere i massimi obiettivi, dove lo zero corrisponde a nessuna motivazione, sino a raggiungere il 10, dove si è disposti ad ogni sorta di sacrificio per il raggiungimento del risultato. Non bisogna dimenticare che correre una maratona significa dover affrontare allenamenti lunghi e monotoni.

Tutto ciò viene affrontato meglio se ci si sente attori attivi e partecipi dell’impegno e non soltanto meri esecutori di un impegno faticoso a cui ci si sottopone in forma quasi passiva. Un'altra seduta dovrà avere come tema l’atteggiamento dell’atleta di fronte ad un risultato negativo.

E’ sbagliato rincorrere recriminazioni e chiamare in causa la sfortuna, ma non è nemmeno corretto prendersela con se stessi cercando improbabili ragioni ad un risultato negativo. Il metodo corretto da utilizzare è riflettere sulla ricerca dell’errore o gli errori commessi e, se è possibile, correggerli. A questo punto è importante concentrare l’attenzione sulla nostra capacità di accettare un insuccesso.

Va analizzato, soprattutto, se una prestazione negativa riduce il nostro grado di autostima e determina una riduzione delle motivazioni. L’atleta che si scopre nella situazione indicata difficilmente sarà nelle condizioni di esprimersi nelle gare successive anche se ha grosse motivazioni poiché c’è una grande sperequazione tra quest’ultime e la sua difficoltà ad accettare un risultato negativo.

E’ evidente come una situazione del genere permetta di capire i cali prestativi di un atleta e su quali basi il tecnico o, lo stesso atleta, devono lavorare perché quest’ultimo si presenti nelle migliori condizioni psicologiche agli allenamenti ed alle gare.

Questa metodologia di allenamento psicologico va ripetuta ad inizio di ogni nuova programmazione.

Sarebbe buona cosa che l’atleta che effettua le sue sedute, trascriva in un diario le sue considerazioni e deduzioni in modo da poterle confrontare nel tempo. Il confronto delle sue valutazioni sarà una importante guida per la sua preparazione. Oltre a quelli indicati, altri aspetti potrebbero essere presi in considerazione, quali il comportamento competitivo e gli stati emotivi prima e durante la gara, tutti fattori che influiscono in modo non trascurabile sul risultato. Una attenta valutazione del comportamento dell’atleta può quindi dare risposte importanti e trovare quelle spiegazioni che a volte sembrano introvabili ad un primo superficiale esame delle sue prestazioni.

(Nella foto è ritratto Damiano Guerrieri, già Campione italiano cadetti sui 2000 metri nel 2009, che domenica 30/01/11 a Varese sarà tra i favoriti per il titolo italiano di cross categria Allievi).

 

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