Due Gambe e un Cuore

E si sbagliare è umano perseverare e diabolico. Ho rifatto lo stesso errore che ho commesso due anni fa a Reggio Emilia: non ho capito o meglio non ho avuto il coraggio, l'intelligenza di ritirarmi. Ma una giustificazione devo darla e devo darmela in fondo noi maratoneti e in particolare chi fa parte della "180" un po' di follia deve pure averla. Per chi mi legge per la prima volta devo fare presente che il mio stato fisico non e' eccezionale.
Tutto mi si puo' dire, ma che ho un fisico da maratoneta proprio no, visto che secondo un dietologo io sarei quasi obeso essendo alto 173cm e pesando 85 kg. Diciamo, semplicemente, una delle mie gambe pesa quasi quanto un keniano. A questo bisogna aggiungere che ho il legamento crociano anteriore sinistro rotto e sono senza un menisco da quando avevo 18 anni. Questo fa si che, ogni tanto, il mio ginocchio sinistro decida di fare sciopero e di non volere piu' farmi correre.
Premesso tutto questo a meta' gennaio vengo a sapere che Zio Mauro sara' a Barcellona per la maratona del 06 marzo 2011. Senza pensarci lo chiamo e ci mettiamo d'accordo per correrla insieme, in effetti non corro con lui da Bari nel mese di novembre 2009 e quel giorno ho fatto il mio personale in maratona: penso e accarezzo l'idea che....ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi. In questo mese e mezzo che separa la prenotazione e il giorno della gara il ginocchio decide di volersi fermare e scioperare.
Dopo un lungo di 30km, a fine gennaio, fatto decentemente a Roma con mio fratello Gianluca, i toprunners as Pizzolato boys (Pizzoli e Guru Monti), Perrotta e Nonno Alfredo, il buio piu' totale.
Allenamenti sporadici di breve durata conclusi con un ginocchio sempre piu' gonfio. Ad una settimana dalla partenza poi la strage: stiramento del polpaccio destro a Zio Mauro e ginocchio definitivamente gonfio della mia gamba sinistra.
La risonanza magnetica evidenzia hoffite e necessita' di un lungo periodo di riposo per effettuare lo cure del caso. Ma in ogni caso caso si parte per Barcellona al massimo si fara' una vacanza, opportuna prima del periodo di intenso lavoro che mi aspetta.
Il solito viaggio con Ryanair e gia' la corsa per i posti sull'aereo evidenzia un ginocchio stanco.
Arrivo in Spagna sistemazione nel bellissimo albergo prenotato da Connie (sulla Ramblas a due passi da Piazza Catalunya e a 10 minuti dalla partenza e dall'arrivo della maratona).
Subito al Villaggio Maratona...ma lo spettacolo inietta adrenalina pura.
Gia' prima del giorno della gara vedere Piazza di Spagna punto di partenza e di arrivo della Maratona è da brividi: decido che la gara deve essere corsa, costi quel che costi la mia 35ma medaglia deve essere presa e posizionato sul mio collo.
Incontro Zio Mauro al villaggio maratona e semplicemente il suo sguardo mi rincuora facendomi capire che anche lui ha avuto la stessa ebrezza che ho provato io arrivando sul viale del traguardo. Infatti mi chiede se ho visto delle solette che in qualche modo possano alleviare il suo dolore al polpaccio. Detto fatto comprate e indossate. Siamo pronti anche se Zio non ha neanche le scarpe giuste e la maglietta per correre. Serata poi da puri nutrizionisti in una pescheria dove gustiamo dell'ottimo pesce fritto e calamari alla piastra... tanto vogliamo chiuderla in 6 ore, nessuno ci corre dietro.
Appuntamento la mattina dopo alle 7.50, temperatura perfetta, entriamo emozionati come se fosse la prima maratona nella griglia di partenza e l'adrenalina e' a mille...peccato per il ginocchio, ma voglio il numero 35 in maratona e voglio stare calmo.
Partiamo con una folla incredibile che ci carica e alla fine del viale di partenza salutiamo il cartello del km 42 augurandoci di vederlo nuovamente. Zio Mauro pero' porta un passo abbastanza allegro e il primo km passa in 5'36",il secondo in 5'30",il terzo in 5'19" e via via fino a raggiungere piu' volte i 5'06" e chiudere la mezza in 1h50'. Ma non dovevamo correrla in 6 ore? Ma non abbiamo le articolazioni e le gambe da ottantenni? Infatti ricordo più volte a Zio Mauro il proposito fatto: si arriva solo anche se in 6 ore.
Le sue risposte sono state le piu' varie: dal km sbagliato, alla misurazione del percorso in miglia piuttosto che in metri...eppure mi ricordavo di essere su un circuito certificato dagli Europei di atletica. Al 14mo km poi penso proprio di ritirarmi(anche se pecco di presunzione Baldini si è ritirato proprio qui). Zio mi guarda con aria disincantata ricordandomi che il traguardo ci aspetta e passandomi un gel rinfrescante da mettere sulla gamba. Si va avanti così ogni due km: penso di ritirarmi ma Zio mi porta il cervello in braccio facendomi immaginare già vicino al cartello dei 42km che avevamo visto all’inizio della gara. Il pubblico poi ci droga e a detta di Zio, ricorda in alcuni punti la garetta sociale di NY. All’arco del Trionfo poi è da sballo l’adrenalina mi fa toranre a correre a 5’35” e così via tanto che Zio mi fa rallentare, in fondo dobbiamo solo arrivare. Intanto la ginocchiera, con la quale ero partito, stentava a contenere il liquido che si formava nella capsula sinoviale bruciando dall'interno...in fondo bisognava distrarre il cervello per non sentire dolore. Il panorama c'era, e il fiume di gente continuava incessante la sua marcia verso Piazza di Spagna.
Poi le foto con gli italiani presenti sul percorso, le soste per i massaggi, lo spray gel sul ginocchio, le foto ai monumenti sembrava una passeggiata di salute piuttosto che una maratona, anche se il ginocchio mi faceva pensare al ritiro.
Cosa saggia, per chi non e' folle, cosa saggia per chi non vuole fare una maratona, cosa saggia sarebbe stata restare a Roma ... ma leggere sul cartello scritto in spagnolo tenuto da un bambino al 29km "il dolore e' temporaneo, l'orgoglio e' per sempre" mi ha dato la giusta dote di follia per continuare a seguire Zio Mauro nei restanti km.
Alla fine come in ogni gara non c'e' preparazione che tenga se manca il cuore, se manca la passione. Certo con Zio Mauro in due invece di 4 avevamo due gambe (io la destra e lui la sinistra) però insieme eravamo e siamo un grande cuore e oggi io posso dire di avere orgogliosamente concluso la mia 35ma maratona, avere al collo la medaglia di Barcellona, avere ancora il dolore al ginocchio, perché il dolore è temporaneo, ma l’orgoglio di avere come amico Zio Mauro e tanti altri, che non cito per non mancare di rispetto a nessuno, è per sempre.
In fondo la maratona è questo. Come ha detto un’amica che a Barcellona assisteva alla sua prima maratona, vedere un tal fiume di gente così variegato e diverso, insieme per raggiungere lo stesso traguardo è così emozionante perché nella loro diversità c’è l’unità ed è come realizzare la frase più banale del mondo…”la pace nel mondo”.
Francesco as Bazooka
P.S. La prossima volta spero proprio di non rifare la stessa pazzia. Anche se continuo ad essere orgoglioso di far parte della “180”.





















Commenti
e ora capisco perchè mio figlio si è innamorato di tua figlia......pensa che maratoneti potranno nascere!!
Ciao e speriamo....a presto!!!
angelo
determinazione, sentimento e orgoglio possono più di un ginocchio stanco.
Bellissimo racconto, 35 volte Maratoneta.