C’era una volta l’atletica...

Una volta esisteva l’atletica leggera, quella con la A maiuscola, quella fatta di tanta fatica, poche pretese, pochi premi e si chiamava leggera, presumo, perché era gestita da una federazione leggera, composta da persone leggere, in cui anche le gare erano leggere. Come ogni cosa, con il tempo, si è evoluta e la cosa che salta subito agli occhi è che oggi dovrebbe chiamarsi atletica pesante. Abbiamo una Fidal nazionale, una Fidal regionale e una Fidal provinciale (francamente mi sembrano troppe) e spesso, lo deduco da quello che succede, parlano lingue diverse.
Per loro l’importante è che ci sia una fetta di torta, dalle iscrizioni delle squadre e dalle gare, che finisca nelle loro tasche, se poi a rimetterci è il singolo atleta, questo per loro è poco importante.
E anno dopo anno si inventano, per coprire le loro spese, balzelli nuovi a volte molto criticabili. Mi domando che senso ha per una società fatta da master, adulti e vaccinati, dover per forza tesserare un medico e un allenatore per avere la riaffiliazione? sarebbe stato opportuno renderla obbligatoria solo per le squadre con un settore giovanile.
Per non parlare della tassa di un euro ad arrivato nelle gare nazionali. Generalmente uno si aspetta che a fronte di nuovi costi ci siano dei nuovi servizi offerti, il problema è che non possono neanche giustificarla, a livello nazionale, dove è stata decisa, con una cattiva gestione della vecchia dirigenza, perché prima di loro c’erano sempre loro.
Io non critico che, anno dopo anno, correre mi costa sempre di più, critico il fatto che a fronte di spese maggiori, i servizi, in genere sono peggiorati.
Il mondo master, soprattutto quello della corsa su strada è in continua evoluzione. Quest’anno, nel Lazio, il numero delle gare è rimasto costante, nonostante un’ottantina di gare non si siano più corse. Mi chiedo se non sia giunto il momento che la nostra Fidal prenda in mano la situazione, precisando quelli che sono i requisiti minimi per organizzare una manifestazione. Il dubbio è che se loro per ogni gara organizzata, incassano una tassa, tanto vale che questo numero sia il più alto possibile.
Nella nostra regione ultimamente tiene banco la disputa tra la Fidal del Lazio e una grande e importante società, a vederla da fuori sembra un discorso tra sordi, dove, a mio parere entrambi hanno ragione e contestualmente tutti e due hanno torto.
Ragione perché chiedi l’applicazione di una legge, purtroppo ingiusta, ma che esiste, torto poiché come federazione ti “imberti tacitamente” i soldi che la società ti ha versato per altre cose, torto perché se c’è una legge va rispettata, ragione perché non puoi applicare in maniera bulgara la legge senza una comunicazione preventiva.
E come di consueto chi ci rimette sono gli atleti, chi corre suda e fatica. In questa vicenda sono a rimetterci soprattutto i giovani ed è il lato più negativo. Bastava dirgli “caro presidente per questa volta i tuoi ragazzi corrono, la prossima, se non paghi il dovuto, saranno fuori”.
Serviva solo un po’ di buon senso.
Oggi è diventata “pesante” perché ogni cosa da fare è diventata pesante.





















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