La Casina è casa nostra

“Cari amici del Gedip, siamo arrivati alla chiusura della Casina…..”
Una mail e cancelli oltre 30 anni di ricordi. Io alla casina ci vado da prima del 1980. Papà mi ci portava a vedere le partitelle di calcetto, ero così piccolo che il birillo del Brunswich credevo fosse un gigante. I figli dei dipendenti del Cral facevano tornei di calcetto, al mio, nel 1982, fui premiato, nel teatro, da Francesco kawasaki Rocca. D'estate, con le scuole chiuse, i bambini avevano il loro centro estivo. Pensate oggi che risorsa infinita sarebbe, per famiglie schiacciate da calendari scolastici, lavoro e sempre meno tempo a disposizione.
Quel luogo è la palestra sportiva per molti, vi abbiamo appreso l'importanza di fare sport con poco e con poco conoscere tanti amici. La Casina è nei ricordi di tutti, senza sentimentalismi inutili, la sua chiusura è un segnale del periodo che stiamo vivendo. Fabbriche, scuole, ospedali, strutture portanti del paese stanno subendo il contraccolpo di gestioni finanziarie poco previdenti. Domani, chi amministrerà la cosa pubblica dovrà, come sempre, fare i conti con il passato ma cosa più importante, dovrà impostare il lavoro, pensando ai nostri figli e a quando potranno tornare a giocare alle casine del nostro paese.
A noi non resta che attendere gli sviluppi di una situazione difficile. La Casina è il simbolo del momento storico che stiamo vivendo, un paese con secoli di storia e voglia di fare, ma che non ha il cherosene per andare avanti. Noi ce la metteremo tutta anche nel trovare delle stufette per la prossima cena sociale.





















Commenti
Un tapascione