Maratona di Torino e il mestiere del Pacer

E’ stata la mia seconda volta da pacer, la prima fu in quel di Ravenna, tempo da fare 4 ore, il compagno: il mitico Gianluca Adornetto. A Torino l’impegno era diverso, più impegnativo, più avvincente, fare il pacer delle 3.30 una bella responsabilità. La squadra era composta, a parte il sottoscritto, da Marzia Ottaviani, da Massimo Petrucci in altre parole un signore che viaggia tranquillamente sotto le 3 ore in maratona e una esperta metronoma.
A dire il vero siamo partiti un po’ indietro, abbiamo raggiunto e superato i pacer delle 4 ore e quelli delle 3.45, l’andatura è stata da subito costante, la compagnia simpaticissima.
Fare il pacer non vuol dire solo correre a un’andatura prestabilita per tutta la gara, ma devi saper prevedere anche dove potrei avvantaggiarti e dove magari correrai a un ritmo più lento di quello stabilito, il tutto senza accelerazioni o rallentamenti improvvisi, anche cibandoti le lamentele di chi, ci sono e ci saranno sempre, ti dirà che stai andando troppo forte o troppo piano.
La fortuna è che tante cose le impari da chi, come i fratelli Adornetto, il Firmani, la stessa Marzia ne hanno fatto un “mestiere”, un modo di vivere la maratona in maniera diversa.
Io ho ancora tantissimo da imparare, spero di avere altre occasioni…senza esagerare, qualche volta vorrei anche provare a correre la gara.
Grazie Torino, grazie Mauro.





















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