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Il mio quinto Passatore: ecco il perchè

Scritto da Caterina Fusco - www.romacorre.it  

 

Quando la vita privata si intreccia con quella sportiva, non è mai facile tenere separate le due realtà, soprattutto quando non vanno più di pari passo. Condividere una passione, ti fa conoscere, innamorare, vivere esperienze uniche, rafforza il rapporto più di ogni cosa. Ti porta a capire le esigenze dell’altro, quando decide di andare ad allenarsi alle 9 di sera, o quando a causa di un infortunio, l’umore non è sereno.

Correre insieme è un valore aggiunto alla coppia. Finchè le cose non cambiano.

Gli antichi sofisti recitavano “panta rei”, ovvero “tutto scorre”…nulla è per sempre e tutto passa. Così accade che, la condivisione di una passione comune, non è più sufficiente a creare e mantenere quella magia che mette tutto in ordine. Le situazioni cambiano e, la vita privata non si intreccia più con quella sportiva, almeno non come prima. Le strade si sparano, dolore e rancore la fanno da padrone per un tempo fisiologico ad abituarsi alla nuova realtà.

Il tempo passa e, capisci che è davvero lui il miglior medico per certi mali…ti accorgi così che, ci sono cose che vanno oltre il rancore, oltre l’orgoglio e che faranno sempre parte di te e di voi. Molti non hanno compreso, né condiviso la mia scelta di partecipare anche quest’anno al Passatore, al fianco di Giorgio.

C’è chi mi ha detto” se lo fai passi per una poco di buono”, chi “io al tuo posto non lo farei, che si arrangiasse” o peggio ancora” se vai ti fai usare”.

Non è stato facile decidere, anche perché la richiesta mi ha colta di sorpresa…proprio quest’anno che avevo deciso di correre il mio primo Passatore…
Il mio carattere, mi ha sempre portata ad ascoltare poco gli altri e a scegliere in base a ciò che sento. Le mie scelte, le prendo sempre “di stomaco”, come dico io…è lì che si concentrano le mie emozioni, belle e non…lo stomaco è il centro delle mie energie…quando è in fermento, vuol dire che devo “buttarmi”.

Sembrerà strano, ma io non ho scelto di “fare l’assistente” per soddisfare un altrui bisogno, ma per una mia necessità.

Ho voluto dimostrare a me stessa che si può fare un gesto del genere, con estrema serenità e consapevolezza di un rapporto che va oltre ogni apparenza. Essere alla partenza della gara, guidare il motorino per 100km, incitare Giorgio, fare attenzione ad ogni suo bisogno, supportarlo nelle crisi mentali, portarlo fino all’arrivo, quando al 90° mi diceva “non ce la posso fare”, tutto questo, ha fatto bene prima di tutto a me.

Il Passatore è una gara diversa dalle altre, almeno per noi. Siamo cresciuti insieme, ogni anno un passo in più verso la perfezione.
Quando sei consapevole di questo, non puoi non andare, per la quinta volta in via dei calzaiuoli.
Quando c’è complicità e sintonia, un’affinità fuori dal comune, certe dinamiche tornano ad essere naturali, sembra che il tempo non sia passato, le emozioni sono le stesse, le tensioni e l’adrenalina non sono diminuite.

Sono cinque anni che, anch’io, vinco il mio Passatore e la parete del corridoio ne è testimone, i 5 cappelli, privilegio del vincitore, ne sono la conferma e mi dispiace per chi non abbia capito cosa c’è dietro al mio gesto, che va oltre la mera assistenza in gara.

Quando, nella vita, ti capita di incontrare una persona, con cui condividi esperienze intense, con cui per molti anni hai vissuto in simbiosi, solo quando hai la fortuna di vivere tutto ciò, puoi capire perché mi sono rimessa in gioco per il quinto anno consecutivo.

Le emozioni provate per quei 100, unici, chilometri, sono custodite in uno scrigno chiamato cuore e non esistono parole per descriverle.

Auguro, a tutti voi, di poter avere la fortuna di vivere il vostro “passatore”, almeno una volta nella vita.

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