Una lettera da un amico ..per riflettere insieme
Caro Marco,
dopo essere stato testimone oculare del runner accasciato sul lato della pista dello stadio, con le persone intorno e l'ambulanza che arrivava alle mie spalle, ho percorso gli ultimi 97 metri con un senso di vuoto.
In effetti dagli occhi chiusi del runner e dalla preoccupazione degli altri atleti che si erano fermati, la cosa mi era sembrata sicuramente seria.
A sera la notizia letta sul sito mi ha colpito e scioccato: ancora una volta la tua analisi precisa, puntuale ed interessante faceva e descriveva il quadro della situazione anche per coloro che non erano stati presenti. L'analisi e le parole scritte, come al solito e più del solito, con contorni densi di umanità e solidarietà, quali sono da te sempre espressi ed anzi premessi alle poi belle analisi tecnico-agonistiche!
Oggi però vorrei approfondire e magari "contraddire" le tue ultime frasi: " come si fa a morire su una pista di atletica..." " troppe domande, oggi del tutto inutili".
Anche in altre occasioni sono stato informato di colleghi runners deceduti durante una gara e anche ho visto poi belle gare di solidarietà in occasione di bisogni della famiglia del runner: io stesso ho iniziato a correre quando , un collega Franco Chiesa, moriva sul pistino dell'Atletico Tuscolano (poi Road Runners).
Vorrei però questa volta porre un quesito con forza ( e a te, in particolare, che segui con passione queste cose): perchè dopo questi casi non si informa, con altrettanto dovizia di particolari, su gli aspetti "sanitari" e "tecnico-legali" del decesso: in particolare per saper se si è trattato di DISGRAZIA o di evento EVITABILE.
E inoltre, se queste informazioni, come credo fermamente, possano servire per il non ripetersi di questi eventi, perchè non darne diffusione sui nostri media, magari premettendole alle informazioni sui danni alle ginocchia o sulla alimentazione dell'atleta?
Mi spiego meglio: perchè non far sapere, dopo aver approfondito, se l'atleta aveva effettuato o meno le visite di rito, quale è stato l'esatto motivo del decesso (sicuramente ci sarà stato un medico-legale con le cause), il possibile/eventuale collegamento con l'attività agonistica di runner, magari il venir fuori l'assoluta casualità dell'evento rispetto alla visita medica e quindi l'assoluta inevitabilità, nella fattispecie, dell'evento mortale rispetto alle attuali conoscenze mediche e diagnostiche.
Da ciò poi sarebbe consequenziale fare una campagna di informazione/cultura sul popolo dei runner in relazione al fatto che la diagnosi sull'apparato cardio circolatorio (vedi visita medica) non può essere sottovalutato e quindi spesso passato in secondo ordine rispetto agli altri argomenti di cui discutiamo per giorni.....salvo poi ricordarcene vedendo un runner disteso per terra!
Ciao e grazie
Angelo Mele























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