Sono stanco di correre in un paese cosi
15k di una periferia italiana, in una sera qualunque, 1500 passi in mezzo allo schifo. Corri con lo sguardo basso e vedi il passato e il futuro di un paese.
La pausa estiva fatta di sentieri in quota o viali alberati è utopia. Settembre ti riporta nel fango.
Attento a dove metti piedi, carta, mozziconi di sigarette a centinaia, buste di plastica, scatoloni abbandonati pieni ancora di cose, bottiglie di ogni tipo, confezioni vuote di vino a poco prezzo, materassi, frigoriferi, tv, merda e vomito.
Un percorso segnato, da anni peggiora, metro per metro, gli scarti della nostra vita misurano le sedute di allenamento di chi non può godersi il piacere della provincia, e non ha il gusto di correre in un parco-cofanetto del centro città.
Lo schifo, sul tuo lavoro di 15k come prevede la tabella, è catalogabile:
Pezzi d’automobili, paraurti, fari rotti, carene di moto, moto e motorini, segni di dolore e imprudenza. Stracci, scarpe, scorie di storie nomadi.
Fiori, croci, bandiere e sciarpe di tifoserie, scontate, inutili a chi su quel muro ha lasciato tutto.
Tu vai avanti passando quartieri che per due ore soffocano nella puzza di un paese a 4 ruote.
Sei solo un intralcio, un cretino quando va bene, un ..."vattene a casa che è meglio"..."non correre in città, è pericoloso".
Labiali da finestrini duri come le auto che guidano.
Marciapiedi usati come pascoli per cani onnivori, escrementi indelebili, immodificabili, resistenti a tutto.
E' notte il giro sta per finire ancora 3 km, stanco e distratto rischi di cadere, rami di alberi caduti e lasciati sul tuo passaggio a marcire, scivoli per disabili, usati come parcheggi da disabili mentali.
Segni fossilizzati di strisce pedonali.
L’allenamento è finito, non mi lascia speranze, sono stanco di correre in un paese cosi.























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