Ritmi di ferro e sudore
Scritto da Marco
Oggi fa troppo caldo in strada non si può correre. Appuntamento alle 7.00. Il programma prevede 24 km in progressione un lavoro duro: partenza a 5.30 a km per chiudere l’ultima frazione a ritmo gara sotto i 3.00 minuti a km. Abbiamo deciso di farli in pineta, percorso misto su sterrato con sali e scendi. Sarà più faticoso ma un buon lavoro.
La qualificazione al mondiale di Iron Man che si disputerà a Kona nelle Hawaii il 10 ottobre 2009 è dietro l’angolo, basterà migliorare la 3° parte della gara, con una maratona tra le 2 ore e 45 e le 2 ore e 55. Nuoto e bike in Europa siamo imprendibili.
L’Iron Man non è una disciplina per tutti. La fatica non esiste, devi essere duro come una barra di ferro e leggero come un foglio di sughero, tagliando il vento come un aquilone giapponese. L’Iron Man sta tutto qui.
Il mio amico è puntuale, mi confessa d’essere stanco, non ha recuperato i lavori in vasca di ieri sera e teme per il suo final lap. Cerco di spronarlo, trovando la concentrazione con le parole adeguate, anche lui sa quanto conta l’approccio mentale, speriamo bene.
La pineta è vuota, grande, alberi cosi alti che non riescono a filtrare i raggi del sole che a quest’ora ha alzato la temperatura a 27°.
Il giro e da 4 km, lo chiuderemo per sei volte di seguito, le andature: 5.30; 5.00; 4.30; 4.00; 3.30; 3.00. un massacro, ma fondamentale. Al mio amico non ho confessato che ieri mattina sono venuto a provarlo chiudendo gli ultimi 4km a 2.55 a km, per poi fare con lui i 3km in vasca lunga la sera.
Non sono mai stato cosi bene, la qualificazione è certa, al mondiale sarà medaglia, dipenderà solo da me che colore avrà.
Iniziamo a girare, l’aria è calda ma secca, il sentiero battuto bene, gli intermedi segnati a misura. Una palestra all’aria aperta. Prima di chiudere il primo giro ci destiamo dal torpore del passo più lento, una musica potente rompe il silenzio, battiti di un basso da discoteca segnano un ritmo incessante, ci guardiamo e un sorriso segna i nostri volti, ancora un km e ci troviamo una scena irreale: un rave nel centro della pineta.
Tra due colonne di casse audio, una pedana, sopra un dj vestito con una tuta nera lucida e un cappello in testa, le mani su due piatti da cui alterna dischi di musica hard core. Davanti ai diffusori audio più di 400 persone che ballano in un religioso silenzio, sudano si proiettano in danze impossibili.
Restiamo senza parole, fermi davanti ad un set mai visto prima, non abbiamo neanche il tempo di pensare che due ragazze dai capelli lunghi e rossi si piantano davanti a noi, con fare minaccioso ci guardano e senza dire una parola si baciano, ci prendono per mano e ci portano in mezzo al mucchio.
Siamo dentro un’onda di suoni, odori, corpi. Saltiamo da un punto ad un altro, il passo è diverso, ma la fatica è la stessa, il ritmo non accenna a calare, uomini e donne che seguono i nostri movimenti, la scena è cambiata il guru di riferimento non è più il dj, ma siamo noi: due uomini in pantaloncini e scarpette che con la forza di due super eroi ballano dentro ad una foresta tirandosi dietro oltre 400 persone. I corpi disegnano forme surreali che si estendono da un albero all’altro, la musica le colora, creando una ragnatela che vibra al ritmo ormai inarrestabile.
Da oltre venti minuti non rallentiamo di un battito, intorno a noi il popolo della foresta danzante è stremato restano pochi sopravvissuti a tirare il fiato in una trance che sta per esplodere. Cambiamo passo e ritmo, il dj segue il movimento, fatto di balzi, scatti veloci che cambiano ad ogni giro di basso, ancora una loop e la musica trema e di colpo le vibrazioni si chiudono sul colpo metallico che segna l’ultimo giro e tutto si ferma.
Intorno a noi solo luce e silenzio e corpi stremati stesi ai nostri piedi ansimanti e con i cuori in gola. Come due profeti camminiamo tra loro, percependo la sofferenza, ci guardiamo consapevoli di aver fatto un allenamento al limite del possibile, fuori dal mondo.
Nessun commento non ci sono parole, sono le otto del mattino in una foresta che ha vibrato come un montagna che frana. Una foresta popolata da un gruppo di uomini e donne che per la prima volta si sono arresi ai loro eroi fatti di ferro e sudore.
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