La musica sotto i piedi
Io mi alleno con la musica, come non farlo quando esci al mattino presto e hai la città vuota intorno a te, non ci sono i suoni della natura, ma quelli di un dinosauro che si sta per svegliare, cosi meglio evitare il caos fin dall’inizio. Zittirlo, ignorarlo con una bella playlist.
In gara è tutta un’altra musica, lì ci sono i compagni di squadra e altri atleti a farti compagnia.
Ho un Ipod da 2 giga vecchio modello, cuffie Philips da corsa, una taschetta posteriore dei pantaloncini. In 2 giga il software della Apple compatta oltre 280 brani e resta ancora spazio, un totale di 20 ore di musica. Ovviamente i brani presenti nelle playlist si sono stratificati nel tempo.
Non sono uno di quelli che sta lì a modificare, intergare, sostituire con le ultime uscite, diciamo che ogni tanto trovo ispirazione per nuovi album, come ad esempio l’ultimo degli U2, con ottimi bpm, per un lavoro su strada da 50° minuti prima dell’ufficio.
Cosi negli ultimi 2 anni la musica che mi fa compagnia è un insieme di generi tra i più diversi: Rock, tanto, i migliori pezzi di sempre, dal classico I will surviev cantata dai Cake, che ti fa sempre fare un giro in più sui lavori lunghi, a For What it’s worth dei Buffalo Springfield, ideale per un lavoro di poco sotto i 5’ a km.
Hero di Devid Bowie per sognare la prossima trasferta all’estero, fino a I'm a Passenger di Iggy Pop per uno lavoro defaticante a fine seduta.
Poi c’è un artista che sembra scrivere i brani per farti correre meglio. Ho inserito il suo meglio in una playlist datata summer 08 e non ho toccato più nulla da allora, è sempre perfetta. Provate a uscire di mattina presto, se siete già in vacanza tanto meglio, prendete direzione spiaggia, la testa tra le nuvole e i piedi nelle vostre scarpette preferite, pantaloncino e canottiera, un’ora tutta per voi e Porcelain di Moby nelle cuffie, rischiate di non tornare più, specie se subito dopo passate a Why Does My Heart Feel So Bad…
Molti storceranno il naso lo so, ma correre spesso è un equilibrio instabile, se ci sono fattori che ti possano far andare meglio, partire con il tuo passo ideale, farti star bene, bè allora Moby è una delle leve che giocherà a vostro favore.
Correre con la musica, io che non avevo nemmeno il walkman con cuffie esterne datato 1987. Io che quando è arrivato il cardio alla portata di tutti mi sembrava una diavoleria per californiani abbronzati e invece adesso esci e hai un orologio, che non solo ti dice come stanno le tue coronarie, ma è anche seguito da 12 satelliti che ti dicono pure quante volte hai solo pensato di accelerare il passo…
Correre con la musica è molto di più, l’ho capito definitivamente dopo aver creato la playlist chiamata Kalenjin, che non è la linea di abbigliamento di decathlon, ma il nome del gruppo etnico che vive nella zona centrale della Rift valley del Kenya. Brani registrati dal vivo durante i concerti dei gruppi indigeni, strumento ? Drums.
Da qui tutto è più chiaro, anche se Paul Tergat non aveva mai visto una cuffietta audio quando si faceva 70 km al giorno per andare a scuola, prima di essere scoperto come il campione che tutti conosciamo, non poteva che essere cosi. Quel ritmo è dentro di te fin dalla nascita, ti batte sotto i piedi, rallenta il tuo battito cardiaco a riposo e lo fa salire solo quando serve, ti porta fin sull’olimpo dei campioni. Provate a correre con i tamburi kenioti nelle orecchie ma attenti al crono, potreste scordarvi del tempo che passa.
La musica è forza, presenza intangibile al tuo fianco, dentro di te, in ogni momento della nostra vita, allora buona playlist a tutti























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