Corriamo dentro al Tiburtino

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Il Tiburtino terzo è stato per anni il quartiere di chi, ogni mese, andava a timbrare il libretto del lavoro, marcatura di un futuro incerto, appuntamento fisso con la disoccupazione e le domande sul domani. L'ufficio di collocamento di viale Mozart per molti ex-giovani è un lontano ricordo. Periferia della città, quartiere dormitorio, avamposto di un clima giovanile quanto meno difficile. Storie narrate di vite complesse, esperienze di giovani cresciuti in quei palazzi popolari. Nomi delle vie che sono le radici di chi vi aveva posto le basi per una nuove vita, via del badile, via dell'erpice ti ricordavano, se ce ne fosse stato mai il bisogno, da dove venivano molte famiglie. Tommaso Colapietro da 12 anni per un giorno l'anno, fa correre una parte di Roma tra le vie del Tiburtino. Siamo tutti belli e contenti di sfilare per le vie del centro, il salotto di Roma, il museo a cielo aperto più bello del mondo. Le ville romane, i nostri parchi ti fanno allenare e gestire la tua passione con più entusiasmo.

In 12 edizioni ho saltato pochi appuntamenti, ci torno sempre con un senso di sconforto e volontà. Due sentimenti che contrastano con la voglia di chiudere una gara. Resta il fatto che, i miei due migliori tempi sul 10,000, li ho sempre fatti tra queste vie. Non so perchè ma ci sono affezionato, a Samuele che ogni hanno mette in campo il meglio della sua esperienza, per i gadgets “originali” nei pacchi gara, per gli atleti forti che riesce a far correre su via Palmiro Togliatti. Strade che non esistono, punti di Roma che senti solo dalla voce del tuo navigatore. Io credo che sia giusto correre al Tiburtino, io voglio correre al Tiburtino, perchè per un giorno la città nella città respira con noi, fa bene a noi e fa bene a chi ci vive. Ricordo che per molti anni il regista inglese Ken Loach è stato il creatore e sostenitore di un mini film festival vicino a casa mia, nel quartiere di vigne nuove, per intenderci i palazzoni grigi dove Carlo Verdone nel film “Un sacco bello” dava appuntamento all'amico prima di partire per la Polonia, sotto al Palo della Morte. Ken Loach diceva: questo quartiere è una periferia e allo stesso tempo è un simbolo, rappresenta la periferia del mondo, qui si vivono le difficoltà delle città di tutto il mondo”.

Noi, con il nostro sport, dobbiamo entrare nei quartiere di Roma, anzi uscire da Roma, per correre dentro il mondo e le sue difficoltà. Questa è la forza del nostro sport, un impegno che procede lungo le vie e le vite di chi incontriamo, siamo un sorriso fatto di freddo e colori, gente semplice, che ama stare insieme, appassionati e convinti che una gara come oggi abbia strappato una risata ai tanti che oggi ci guardavano disincantati dalle finestre dei palozzoni.

Al prossimo anno Samuele e Tommaso alla prossima Corriamo al Tiburtino

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