In Italia una donna nelle condizioni di Amber Miller avrebbe potuto correre?
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12 Ottobre 2011

Fabio Maderna di podisti.net, nell’articolo sulla Maratona di Chicago si domanda: ma da noi una donna nelle condizioni di Amber Miller avrebbe potuto correre? Amber Miller, 27 anni alla 39ma settimana di gestazione ha corso la maratona di Chicago, completando i 42 chilometri e 195 metri nel tempo di sei ore e 25 minuti. Poche ore dopo aver tagliato il traguardo, Amber ha partorito June, una bella bimba sanissima di tre chili e 540 grammi. In Italia questa donna se avesse fatto la visita medica d’idoneità sportiva undici mesi prima della gara, per la legislazione italiana sportiva, sarebbe stata idonea a partecipare (Ministero della Sanità - Decreto 18 Febbraio 1982. - Norme per la tutela sanitaria dell’attività sportiva agonistica. - Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 63 del 5 marzo 1982).
Nelle grandi maratone interazionali dove ho corso: Berlino, New York, Stoccolma nessuno ti obbliga a presentare un certificato di idoneità, in Europa solo Parigi e Roma vogliono il pezzo di carta firmato da un medico. Nel resto del mondo, nel caso ti fanno firmare il foglio di responsabilità all’atleta con naturale manleva per l’organizzazione: l’atleta si assume il rischio a cosa va incontro.
Un giudice sportivo italiano, nel caso avesse visto la donna incinta lungo il percorso, avrebbe comunque accusato l’organizzazione di una disattenzione e la domanda cui avrebbe dovuto rispondere sarebbe stata scontata e ovvia: Ok l’atleta aveva un con certificato medico sportivo d’idoneità valido, ma non vi siete accorti che era incinta?
Non è forse giunto il momento che la Comunità Europea si faccia carico di una direttiva utile a uniformare la materia della tutela sanitaria dell’attività sportiva agonistica tra i paesi dell’UE?





















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