Siamo tutti sulla stessa strada

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Michele è a casa davanti al monitor del suo pc. Anche il secondo finanziamento è stato incluso nella parte bassa della schermata. Il saldo è negativo. Il fido ha iniziato a fare il suo dovere mangiandosi pezzi di serenità a colpi di tassi passivi. Le scadenze dei prossimi giorni non lasciano speranze. Sono le 21.00 Michele si cambia e va a lavoro, turno di notte. “Ciao Roberto come stai?”. “Bene Michele, ma fai un'altra settimana di notte, ma è già la terza questo mese”. “Si mi servono i soldi, devo recuperare, ho troppe spese.”

Michele lavora, da oltre sedici anni, per AMA S.p.A.. Il più grande operatore italiano nella gestione dei rifiuti. La zona di appartenenza è la 2c, nel II Municipio di Roma. Anche questa notte sarà sulla spazzatrice, con il collega Roberto alla guida e lui con l’idro pulitrice a terra, turno 22.30 – 4.30.

Michele vive la città come pochi, dal basso, ripulendone i tessuti di asfalto, racco-gliendo il suo scarto, ciò che deve essere buttato via. Dove non arriva con l'impegno di tutti i gironi, ci arriva a modo suo, correndo.
 
Fine turno, poco sonno sulle gambe, tanta voglia di correre.
 
“Io vado capo” Michele saluta il capo squadra,
 
“A Miché ma vai a correre? Ma come te va?”
 
“Adesso è l'orario più bello, prima che ricominciano a offendere 'sta città.”
 
Michele ha steso il suo tappeto, Roma è lucida e pulita, l'ha resa al meglio. Può correre su marciapiedi, sulle strade, cosciente di aver tolto tutto il marcio di una giornata di urbani deliri.
 
“Ciao Roberto ci vedremo domani”
“Michele non esagerare e abbi cura di te”
 
Michele è ben voluto da tutto il gruppo del centro Ama dove lavora. Ha provato a far correre i colleghi e i capi squadra, fino ai responsabili di zona. Corre per la Podistica Cral Ama Roma, partecipa a tante gare. Si diverte.
 
Il giro di oggi è di 10 km, lo fa sotto i quattro a km, ogni volta è un esercizio di resi-stenza e forza. Quando corre, lo fa in silenzio, mentre lavora, la sola cosa che ascolta dalle cuffie del suo lettore digitale, sono gli audio-libri. Oggi ha finito “La Compagnia dei Celestini” di Stefano Benni. Piace a sua figlia Sara, piace a lui. Storia fantastica, metafora per grandi che hanno dimenticato cosa significhi giocare per strada.
 
Lui per strada ci vive, la strada gli da da vivere. I rifiuti sono più di uno scarto, ciò che buttiamo è ciò di cui non abbiamo reale bisogno. Roma ne è sommersa, ma grazie al suo lavoro non li vediamo. Michele è un paladino, un eroe moderno su cui pesa un equilibrio instabile, nervoso e dal valore politico immenso.
 
Fermo su un marciapiede vedo tutto. Ascolta suoni, respira profumi, odori nauseanti di questo piccolo mondo. Quando corre e la respirazione sale con i 180 battiti al minuto, annulla tutto, non sente e non vede più nulla. Il suo tapis roulant è assoluto, pulito, asettico. Roma l'ha resa, per i suoi trentotto minuti di corsa, come un giardino, un luogo in cui non c'è più nulla di reale. Nell’intervallo di una corsa, per un solo quartiere, isolato o via, Michele ha vinto ed è pulito dentro.
 
In squadra i ragazzi sono convinti di fare una maratona perfetta. Roma ci sarà tra una settimana. Michele non la correrà, con il suo amico Roberto saranno di servizio a fine gara. Intervento speciale manifestazioni sportive è il nome del turno di domenica 18 marzo. Due motivazioni diverse li hanno convinti a uno straordinario pesante. Roberto vuole vedere la gara da dentro, o meglio, dal fondo, dopo gli ultimi. Michele ne vorrà raccogliere i pezzi. Asciugare il percorso dal sudore di 12,000 atleti, contare le lacri-me versate, la gioia e il dolore e come in un cammino invisibile, unirne i punti e vedere che forma avrà la sua maratona.
 
“A Miché, ma quanto è lunga sta maratona?”
 
“Sono 42.195 metri. Robé non finisce mai”
 
Gli amici si sono visti per una pizza con le loro famiglie a casa di Michele. Il sabato sera ha ancora i suoi piccoli momenti di vita serena nel quartiere di periferia in cui vivono.
 
“E fammi capire una cosa. Voi maratoneti correte per 42 km? Come se io andassi a piedi fino ad Anzio?”.
 
L'incredulità di Roberto è infantile. Michele sorride sereno, lo ascolta e sogna la sua gara. Vedrà Roma come non l'ha mai vista.
 
“Tu quante volte l'hai corsa?”
“Io la corro dal 2003, in quell’occasione ci misi più di quattro ore e mezzo. Ricordo era l'anno in cui nacque Sara. Fu memorabile. Da allora il mio tempo è cambiato, all’ultima edizione ho impiegato due ore e cinquantotto minuti.”.
 
La serata è segnata da ricordi e considerazioni sul futuro, sulle difficoltà economiche di Michele e i possibili scenari. C'è un feeling unico tra i due. Si conoscono da una vita. Il lavoro all'Ama è giunto quando doveva, salvandoli da un futuro incerto, mettendoli sulla strada, ma, nel frattempo, levandoli da incroci pericolosi che solo un quartiere duro come il loro è in grado di prospettare a giovani ribelli di quelle zone.
 
I due amici sono in Via dei Cerchi, al rifornimento del 40 km. La gara dei primi è finita da oltre tre ore, ma ancora un fiume di gente transita al rifornimento. Una maratona lascia dietro di se ciò che siamo diventati. Una massa di oggetti che nasconde tante storie speranze e aiuti. Michele ha sempre fatto il suo dovere, correndo e gestendo al meglio le scorte. Oggi sul percorso ha trovato tutto: cinquanta mila bicchieri di carta, scarti alimentari dopo i 21 km, pezzi di abbigliamento, magliette, felpe, fasce, polsini, occhiali da sole e da vista, scarpe, telefoni cellulari, lettori mp3, fotografie sbiadite, poesie, dediche, bandiere, striscioni, contenitori per ogni tipo d’integratore.
 
“A Michè? Quando corri te porti dietro di tutta sta roba?
 
“No Roberto è che ormai non rinunciamo più a niente, neanche durante la più grande fatica che un uomo può sopportare.”
 
Con le loro divise dai colori rifrangenti, si muovono stancamente, accostano con la scopa cumuli di bicchieri e bottiglie usate, li mettono sotto i rulli della spazzatrice che riporta le strade a ciò che erano prima. Dopo di loro non vi sarà più traccia della maratona più bella del mondo. I volti degli atleti sono senza espressione, la fatica ha segnato per sempre la loro giornata. Michele è il solo che può capire fino in fondo il senso. Ne solleva i pensieri, i sogni, le attese che sono state seminate per oltre quarantamila passi. Negli ultimi due km saranno lacrime di vita, in un mix di terrore e speranza. Michele li porterà fino al traguardo, liberando il centro della via come a spinarne la strada fino al Colosseo.
 
Il Don Chisciotte dell'era moderna ha combattuto la sua nuova battaglia. Pulire cer-cando di rendere il presente com’era. Ricominciare in un mondo che ha lasciato da troppo tempo. Non riesci a pensare ad altro, l'analisi è chiara, il fondo l'hai toccato, ti sei steso su di esso, l'hai sentito freddo e sporco. Sei stato in grado di rialzarti e iniziare a correre, sul posto. Hai capito che potevi farcela.
 
E' mattina presto, sei nel posto più bello di Roma, il giardino dietro Galleria Borghese, un sogno ad occhi aperti. Ti senti stanco ma felice. Hai dato uno schiaffo alle difficoltà. Il tuo debito con la vita lo stai pulendo, metafora di un rifiuto di chi vive sopra delle proprie possibilità. Corsa senza fine verso un muro di gomma. Roma è ancora lì, sporca e distratta, stanca e incredula che possano esistere uomini pronti a rispettarla, pulendone i mille volti. Consegnandola a chi la vivrà correndoci a occhi chiusi per non voler capire che siamo tutti sulla stessa strada.
 

 

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