Mariapia Amori, il mio primo Trail

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Si dice che bisogna provare tutto almeno una volta ed io, che credo fermamente in questo detto, ieri ho provato qualcosa di nuovo: un bel Trail! Naturalmente non conoscendo mezze misure non ho selezionato oculatamente qualcosa che fosse alla mia portata ma ho scelto di lanciarmi in un’avventura assolutamente al di sopra delle mie possibilità: il fantastico, spettacolare, grandioso Trail dei Monti della Meta!!! Già dalle immagini gentilmente pubblicate dal grande Daniele avrei dovuto accorgermi che forse era meglio andare a Sabaudia piuttosto che a Picinisco ma ormai era deciso e, dopo un rapido raid da decathlon per l’acquisto di un minimo di attrezzatura adatta allo scopo, mi sono imbarcata con Peppe e Gabriella per la grande avventura.

Ho affrontato la prima parte del percorso dignitosamente cercando di rimanere intera e sulle mie gambe (in alcuni tratti sono addirittura diventate quattro) e tra massi, sassi, salite ripide e tratti erbosi bagnati e scivolosi, sono finalmente arrivata con enorme soddisfazione in cima al monte. A quel punto il più era fatto! Non rimaneva che affrontare gli ultimi chilometri di discesa…. Affacciarsi e vedere che il peggio doveva ancora venire è stata una cosa sola. Ancora massi, ancora sassi e giù, cercando di trovare ad ogni passo un appoggio “dritto” per il piede e per le mie povere caviglie che erano state traumatizzate già dalle innumerevoli storte prese nella salita…

 All’ennesimo tentativo di rimanere stabile il piede finisce drammaticamente in una bella buca ed il risultato è la fine della passeggiata! Fortunatamente l’organizzazione era perfetta e, dopo una prima rapida medicazione con ghiaccio e benda, sono ripartita sulle mie gambe imprecando contro me stessa e la natura ad ogni appoggio per circa 500 metri finché sono stata fermata dagli angeli del soccorso alpino. In cinque minuti hanno tirato fuori dai loro zaini tutta l’attrezzatura per montare una barella ed in men che non si dica mi sono ritrovata intabarrata in una specie di armatura di corde e lacci e delicatamente adagiata sulle spalle dei miei soccorritori che in questo modo mi hanno portato a valle.

La discesa a quel punto è diventata davvero un bella passeggiata anche se l’unico panorama a mia disposizione era un cielo pieno di nuvole, qualche sprazzo di sole, le fronde di alcuni alberi sotto i quali siamo passati e la testa dei due soccorritori che controllavano lateralmente la stabilità della barella. Arrivati alla meta, non nel modo sperato ma all’interno di un’ambulanza, ho trovato una calorosa accoglienza dei compagni di avventura che subito si sono prodigati mettendomi mezzo litro di birra in mano pensando che una bella “mbriacatura” mi avrebbe aiutato a ritrovare il sorriso. Unica nota stonata è non aver potuto ringraziare adeguatamente gli eroi del CAI che mi hanno accompagnato per i 40 minuti più lunghi della mia esperienza di runner!

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