Trail della Meta, una corsa che non sapevi di poter fare

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Correre un trail è volare, saltare da un sasso all'altro come uno stambecco, affrontare una discesa con il coraggio e la forza di un gigante. La gara di domenica è stata tutto questo è anche di più. Vedere la salita che non finisce mai, un girone dantesco, dove tanti uomini e donne erano appesi a una parete, in poco meno di un chilometro. Sentire la fatica nel tuo respiro e negli sguardi persi dei compagni. Il sudore freddo che prova a bloccarti. La nebbia che sale e tutto accende di bianco. Passare la forcella a duemila metri e riprende una corsa che non sapevi nemmeno di poter fare. Le tue gambe che girano e riprendo un passo impossibile, veloci, più di una ripetuta, più uno scatto sui 100 metri, passi irregolari come il sentiero che ti scorre sotto.


In silenzio la natura ci ha accolto e noi, con il dovuto rispetto, l'abbiamo affrontata. In un angolo di cielo il monte ci ha fatto passare. Incurante degli avvertimenti ho vissuto il mio primo trail con la gioia e la incoscienza di un bambino, correndo e saltando, cantando e soffrendo insieme, mi sono fermato a guardare i panorami, respirando a pieni polmoni, gustando ogni secondo, delle oltre due ore impiegate per chiudere la gara. Un gruppo di amici ha dato il via a tutto questo, accogliendoci come se fossimo lì da sempre. La corsa ha i suoi capisaldi e ovunque ti  trovi ti ricorda che tu, sei un runner.

Grazie ai ragazzi del Piacere del Trail, per le loro piccole grandi avventure. Il panico di Antonella "di fronte alla maestosa e impervia natura". Trovare Daniele, fermo lungo il sentiero, che aspetta la moglie sacrificando la sua gara ma arrivando fino in fondo, insieme! I tanti messaggi di sostegno e condivisione di chi, come Credentino, era da un'altra parte, ma si sentiva più che mai con noi. Beppe e Gabry che festeggiano la raggiunta Meta, in due, con una bella birra serale a Cerveteri. La slogatura di Mariapia "dopo 11 km in mezzo a massi, prati bagnati e pieni di buche e cardi..."
La forza di Max Petrucci, il nostro schiacciasassi, uomo forte e dal cuore grande, ha fatto una gara ammirevole, da campione. I ragazzi dei Bancari Romani, tutti, nessuno escluso, che tra sfottò e simpatia hanno condiviso con noi del "poligrafo" la sana competizione stradaiola...

Quando torni da un viaggio lontano il pensiero, va ai luoghi visitati, le persone incontrate e pensi: io sono qui e vivrò con il ricordo di un'esperienza bellissima. Noi, ieri, abbiamo avuto il piacere di poter solo sfiorare un percorso che è stato una scoperta. Oggi, in ufficio, è un giorno diverso, ancora in salita, ancora con le mani sulle rocce, ancora con lo sguardo oltre la forcella.

Commenti

avatar Peppe
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questa è la montagna, spesso ci lasci il cuore (quando va bene), porti i segni anche per lungo tempo ma non soffri, ricorda la competizione senza esasperazioni, senti il calore di chi organizza, di chi la montagna la vive tutti i giorni, noi abbiamo ricevuto incitamenti anche e complimenti anche se eravamo quasi gli ultimi della corsa, non smantellano niente perchè la differenza tra il primo e l'ultimo arrivato è solo il tempo.
Spesso in montagna si perde la cognizione del tempo.
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