Maratona di Roma 2011: Il campione e il bambino

Pubblichiamo il racconto sulla Maratona di Roma edito dalla rivista XRUN nel numero di maggio. Una lettura insolita della nostra Maratona.

GENA_foot

La maratona di Roma. La gara dove tutti, almeno una volta nella vita si mettono in gioco. Racconteremo la gara con due storie, distanti e diverse, ma con una radice comune. Il campione e il bambino, ruoli fissati non dal tempo anagrafico, ma dalla forza e l’attitudine alla fatica. Due mondi lontani che si confrontano con un nemico comune. La strada definirà le loro posizioni, entrambi vivranno un momento unico della loro vita non solo atletica.

Siija Gena il campione, l’uomo vincitore della maratona di Roma nel 2010. L’atleta, emule dell’eroe Bikila alle Olimpiadi di Roma del 1960, con un gesto semplice ha bloccato il tempo e ci ha riportati indietro di cinquanta anni. Nel marzo 2010 a pochi metri dall’arrivo, scalzo è volato sotto il traguardo.

Marcello il bambino, l’innocenza di chi, per la prima volta a quarantuno anni, affronta una maratona. Fino a un anno fa non aveva tempo per correre, non aveva spazio, non sapeva quanto valeva. Oggi corre dieci chilometri in quaranta minuti, può andare dove vuole e sa come chiuderà la sua prima maratona.

Il racconto del campione

genaGena è a Roma per essere ancora una volta il primo. Lo incontro a due giorni dalla gara in un grande albergo romano. Il volto tirato, la testa rasata, un corpo esile e nodoso, gli occhi sono timidi, ma conosce il suo ambiente, sa sempre cosa fare, le sue movenze danno la misura del mondo da cui arriva. Ci racconta in prima persona la sua Roma. Un colloquio interiore fatto di emozioni aspettative e considerazioni sulla vita di atleta.
«Sono tornato per vincere, il trionfo dello scorso anno in parte la vita  mi ha cambiato. Nel mio paese mi hanno accolto come l’erede di Bikila, tutte le notizie che mi riguardano sono legate a quei 200 metri corsi senza scarpe sotto il Colosseo. A volte mi diverto a fare delle ricerche sul web, i risultati sono sempre gli stessi, a decine, i siti di tutto il mondo, mi ricordano istanti unici, come se i 22km corsi prima non li avessi mai fatti  Lo slancio sulla linea di arrivo per prendere la bandiera del mio paese è stato un salto verso la maratona di Roma 2011. Un balzo temporale, come se non avessi finito il mio compito e avessi bisogno di chiudere un giro durato un intero anno».
«Oggi sono  in una camera di albergo dalla finestra osservo il panorama di una città dalla storia infinita. Giornalisti e curiosi provano a capire cosa si sente in questi istanti prima di un evento così importante. Noi ragazzi d’Africa ci facciamo forza, intimoriti e sicuri al contempo, pronti a parlare con le nostre gambe, a fare ciò che meglio conosciamo: correre».
«La mia ultima vittoria risale all’ottobre 2010 una gara dal sapore lontano in un mondo mai visto prima. La maratona internazionale di Pechino, una gara fredda e piovosa dove ho sofferto per chiudere con 2h15’45” un tempo lontano dai miei limiti ottimali. La mia vita, il mio quotidiano di ragazzo di ventisette anni è fatta di cose semplici, non parlo l’inglese, non seguo gli schemi dei miei coetanei, ho capito che la corsa mi potrà dare tanto, e tanto dovrò dare io a lei. Nei viaggi, nelle trasferte in giro per il mondo, al mio fianco, c’è sempre il mio piccolo grande amico, interprete con il mondo esterno, ci capiamo con un cenno, anche davanti a domande insolite sappiamo cosa dire. Il suo inglese non potrà nulla domenica mattina, tra me e la strada non ci sono interpreti, la sola lingua ammessa è quella della fatica e del sacrificio, la conosco come pochi altri atleti al mondo, come i soli 100 uomini che quest’anno chiuderanno una maratona in meno di due ore e dieci minuti».
«Sto correndo veloce ma non basta, rivedo la città ma davanti a me c’è un uomo, il suo passo è come il mio, ma dentro c’è più fame, più rabbia e voglia di vincere».
«La mia gara è finita, più veloce di un’idea, più dura di quanto la pensassi. Ho scelto lo sport che Madre Natura ha messo nei miei muscoli, è dentro di me ma a volte è un estraneo. Sono stato battuto, una manciata di secondi lacerati da quell’attacco al trentesimo chilometro, una forza incredibile, Kiptolo, un atleta pronto e cosciente del suo valore, mi ha lasciato dietro».
«Roma sei una donna severa, il tuo carattere, la tua storia, io sono nulla davanti a te. Guardo oltre la vetrata del grande albergo che mi ha cullato in questi tre giorni. Il mio pensiero è già al prossimo viaggio, alla prossima gara. Siamo un circo che gira, la fama e il successo li creiamo noi stessi, e con le stesse gambe ne decretiamo la durata. Altre pagine del web scriveranno il mio 2011. Una sorella etiope ha fatto sì che il sogno di Abebe non si spengesse con il mio secondo posto. Dado Tufa, per il terzo anno consecutivo, è arrivata prima, quest’anno ha avuto il tempo di togliersi le scarpe e le calze per poter giungere scalza sulla linea di arrivo».

«Corri ancora Bikila, indicaci la via, resta un eroe, un uomo semplice venuto qui a piedi nudi, con un numero sul petto che mai più nessuno indosserà. La tua terra ha creato i figli che per il mondo diffondono la tua forza e con si nutrono per crescere e diventare dei bambini felici, correre verso traguardi che li faranno essere dei campioni di sport e vita. Ciao Roma».

Il racconto del bambino

roma075A 41 anni la vita cambia, o forse resta sempre la stessa, diversa è la lettura dello scenario che hai davanti. Devi solo rivedere le priorità e molte cose non sembreranno più le stesse. Corro da un anno, vado veloce sono forte e non sento la fatica. Il 20 marzo correrò la maratona di Roma, cosa chiedere di più? Perché tutto questo clamore attorno? Cosa pensano gli amici di un uomo che non è fatto per questo mondo, ma che con poche idee e molta volontà vi è entrato in punta di piedi e con gli stessi lo sta scoprendo?»
«Mi hanno dato un pettorale altissimo, sarò un’impresa riprendere il mio passo. Una maratona sotto i cinque minuti a chilometro è una follia, non ci credo ma tutti dicono che posso farcela. Se penso a cosa ho fatto, i cambiamenti, lo studio e la voglia di conoscere il running. In molti mi dicono di non spingere, di non forzare, “abbi cura di te”. Io so cosa voglio, non ho paura di andare a vedere cosa c’è sotto e così raschio il fondo».

«Il 20 marzo sarà il mio battesimo, conoscerò Roma come non mai. Mi dicono sempre: “chi l’ha corsa anche solo una volta la porta con se, nel cuore, per tutta la vita”».

Gena_Marcello«Ultimi preparativi, l’ultimo bollettino meteo sul web, l’abbigliamento, il pettorale, mi sento così maledettamente incapace di gestire tali eventi. Il mio fisico è pronto, le mie gambe allenate. Ho avuto la fortuna e l’onore di partecipare alla riunione tecnica dei Top Runners, dove incontro proprio il grande Gena».
«Il confronto è impari, ci accomuna il sorriso, dal quale traspare la mia gioia di conoscerlo e la sua gioia di atleta che, nello sport della , ha trovato la sua felicità, il suo benessere. Lo abbraccio è uno scricciolo e gli auguro un accademico: “Enjoy Your Race”… “You too” mi risponde, una risposta da amico runner, da chi, come me, calpesterà gli stessi 42195 metri».
«Studio ancora una volta il percorso e i rifornimenti, dove troverò gli amici? dove incontrerò i muri della fatica, nella compagnia di tanti corridori la solitudine del Maratoneta è lacerante. Buona notte mondo».
«C’è silenzio in casa, ultimi controlli di ciò che servirà tra poche ore. Sono solo riti scaramantici. Sentire l’adrenalina salire e le gambe agitarsi al pensiero dello start. Sono pieno di dolori, ho maltrattato il mio fisico come nemmeno a 20 anni. Oggi dubbi non ho, le gambe e la testa  saranno solo le mie. Ogni Maratoneta la vivrà in maniera diversa. Gli amici del gruppo con cui corro, scherzosamente mi chiamano il “Keniano”, e ne vado oltremodo fiero!»

Non ho mai corso oltre i 34km, il dopo non so cosa sarà, cosa penserà la mia testa come si comporterà il mio ginocchio sinistro piuttosto che il destro, i miei tendini salteranno come corde della chitarra di Jimy Hendrix o reggeranno allo sforzo?»
«Siamo in seconda gabbia è uno spettacolo indescrivibile, indosso una maglia preziosa, sono portatore di un messaggio di speranza e vita per chi soffre. Marco e Stefano sono i miei compagni di questa incredibile avventura. Ci siamo posti un obiettivo ambiziosissimo: chiuderla in 3 ore e 30 minuti. Non mi lasciano, saranno le mie lepri ma saranno con me fino in fondo, oggi sono io il loro campione-bambino da portare in gloria».
«Passiamo Piazza Cavour corriamo Viale Crescenzio curva a gomito a sinistra, una delle 78 del tracciato, e siamo in Via della Conciliazione. L’ingresso in Piazza San Pietro è  da brividi, cori Gospel ci accolgono, in uno spettacolo unico, la gente applaude, i bimbi mi tendono la mano. A Piazza del Popolo siamo al 37° chilometro, inizio a sentirlo il muro. Chiudo gli occhi e stringo i denti, sono di nuovo a Piazza Venezia. Con questo ultimo passaggio l’abbiamo corsa in tutti e quattro gli angoli per ben tre volte! È l’ombelico della Maratona di Roma. Qui mi aspetta un’altra supporter speciale: mia sorella Tiziana. Impegnata, dalle 5 di questa mattina, come volontaria al varco pedonale sotto il Campidoglio. Lei ormai sono anni che fa da volontaria alla Maratona di Roma come Protezione Civile, è espertissima, è la responsabile di quel punto e il suo varco con il sistema di chiusure a gabbie per far transitare i passanti è stato preso come esempio. Brava sorellina. Le lancio un urlo lei è troppo impegnata, sarà così fino alle 17,00, mi sente e contraccambia con un “Vai Fratello!!!!”».

marcelloarrivo«Ultimo controllo al  40°km  sono passato a 3 ore e 19 minuti, mancano 2 km e 195 metri… pensare di correrli sotto a 5 è impossibile. Poco più avanti altro incitamento. È mia moglie Francesca con gli amici le grida delle mie bimbe con il loro ormai classico “Forza Gnapo!!” mi danno gas, controllo il Garmin : 4,40 velocità istantanea… evvai!»
«Ho chiuso la mia prima Maratona sotto il muro delle 3 ore e 30. Da oggi sono anche io un Maratoneta, indosso la medaglia, sono solo, vorrei gridare, ridere, piangere, stringere mia moglie, farle sentire cosa è l’arrivo di una maratona. Grazie amore mio, accettami per quello che sono, con tutti i miei pregi e limiti. Sono nudo davanti a te, svuotato da una fatica unica, vissuta insieme a te e alle nostre figlie. Non sarebbe stato mai possibile tutto ciò senza di voi. Il bambino oggi è diventato grande, Mamma Roma ha mollato la presa e l’ha lasciato andare, con passi incerti lungo il suo sentiero della vita».
«Grazie Roma, con il tuo disincanto e leggerezza, non farti ingannare, ma solo per questa volta, accetta le mie lacrime di gioia e fatti una risata, Ci vediamo il prossimo anno».

Commenti

Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Facebook MySpace Twitter Digg Stumbleupon Google Bookmarks RSS Feed 

Monza Resegone

Notizie dal mondo del Trail

I Numeri

Tot. visite contenuti : 405038