Allyson corri più veloce del dolore

Allyson

Il sudore mi segna il volto, penetra negli occhi e non vedo più nulla. Il respiro è corto ma regolare. Riesco a tenere la posizione solo per l’ultima ripetuta. Le pulsazioni sono oltre i 180 battiti al minuto. Non sento più le mani e i piedi, fa caldo, sono stanco, il piacere ha lasciato il posto alla sofferenza. Provo a fermarmi ma non ci riesco. C'è chi spinge al posto mio, mi trasporta, dove non sono mai stato. Il corpo se ne accorge e reagisce iniziando a tremare, un misto di paura e spasmi mi percorre il dorso.  La temperatura intorno a me è scesa e con lei la prodomme dalla mia schiena. E' alta, dalla maschera spunta un ciuffo biondo, il viso è nascosto da una museruola di pelle nera. Il corpo è atletico, dal body in lattice distinguo i muscoli, sono ancora tirati e si riconosce la forma incisa dell’addome. Sono a quattro zampe da oltre tre ore.

Le braccia e le gambe sono bloccate da una sbarra divaricatrice fatta di metallo, dotata di anelli alle estremità che mi comprimono le ossa di caviglie e polsi. I suoi adduttori interni hanno stretto la cassa toracica, il dolore provato dalla trappola delle gambe, è poca cosa rispetto all'affondo dei suoi tacchi sui miei polpacci. I colpi della frusta sulle gambe hanno dato il ritmo alla raffica di percosse del suo bacino contro le mie vertebre lombari. Sono stremato.

Anche questa sera la padrona ha indurito il suo puledro. Sa esattamente cosa voglio. Non parla, esegue minimi gesti, indossa stivali alti e dalle sue spalle si stende, fino alle caviglie, un mantello di pelle nera. Il suo odore si confonde con quello del cuoio e dei suoi guanti in pvc, con cui mi ha picchiato anche sul volto.
Ottenere certi servizi, nel circolo dove mi alleno, ha un costo cui non rinuncio. La donna se ne va negli spogliatoi, non la vedrò più fino al mese prossimo.

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Sulla linea di arrivo dei 100 metri, nella pista di Parliament Hill, è buio, sono le sei di sera fa freddo. L’appuntamento del mercoledì è un pallino rosso sul calendario di chi vorrà chiudere Londra sotto il proprio miglior tempo.

“Ciao Allyson come ti senti ? hai recuperato il lavoro di ieri? “
“Si Steven, mi sento bene grazie”

Steven è di poche parole, non guarda mai in faccia nessuno, con Allyson ha un rapporto incerto, ne rispetta la riservatezza, anche se a  volte hanno scontri duri davanti a tutti. Allyson è l’aliena della squadra. Le tabelle di allenamento che riceve via mail da Steven, a inizio settimana, sono un ordine al quale non si è mai sottratta. Ha una capacità innata a resistere alla fatica.

Venticinque ripetute sui 400 la stanno sfibrando, sono pochi 200 metri di recupero tra ogni giro, ancora uno e la serie è finita.
“Non mi sento bene e quello continua a gridare che sono sotto di due secondi.”

Ricordatevi, ciò che fate qui sul tartan vale più di ogni uscita in strada, il recupero attivo di domani mattina farà la differenza nella gabbia. I vostri muscoli si stanno abituando a una fatica e a un dolore mai provato prima”.

Ally tu non eri concentrata, le gambe giravano male e il gruppo così lo perdi. Manca poco allo scarico e devi spingere ora, poi non servirà più a niente”.

“No Steven mi sento bene, recupero alla prossima serie”

“Per oggi basta abbiamo finito, andate sotto la doccia”

“Cazzo, lo odio quando mi chiama Ally, finito un corno, lo so io quando finisce il dolore, so gestirlo e lui lo sa meglio di chiunque altro.”

Sotto la doccia sente il sangue scendere verso le estremità, allenarsi d’inverno con tre gradi è dura. Il centro sportivo dove corrono ha una struttura ferma al 1978.  Si guarda allo specchio, non si piace per niente. I seni sono la misura dei chili persi negli ultimi tre mesi di lavori, piccoli e rigidi le danno un aspetto ancora più maschile.  Solo i suoi stivali e le tute ridaranno la forma di una femminilità androgina. Questa sera c’è un incontro di sole donne, un lavoro diverso, si guadagna bene, spera solo di non trovare sue conoscenze. La cliente è stata categorica, niente maschere sul volto.

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Allyson sta correndo lungo il perimetro esterno di Hyde park. La tabella oggi prevede dieci Km di medio la mattina e quindici Km questa sera. La corsa, oltre alla fatica di ieri in pista, porterà via le immagini della notte. Donne, diverse ma unite da un unico nodo, lo stesso che ha tenuto stretto tra le mani per tutta la sera. E’ buio e le luci dei lampioni le danno una buona visibilità. Partenza e arrivo da Speaker’s corner, vicino a Marble Arch. Non ha molto tempo deve essere in ufficio alle 7.00 e finirà il giro in di 40 minuti.

“Ciao Angeles come stai? “. Chiede Allyson appena la incontra. Le due donne sono al centro del grande openspace della società inglese per cui lavorano. Ally si siede nel suo box, accanto a quello della collega. Accende il computer, inserisce user e password e inizia a far girare la piccola ruota del grande sistema.

“Bene Allyson, ti sei allenata con questo freddo?”
Si, lo sai che non sento niente quando corro, tanto meno il freddo. Angeles oggi dobbiamo chiudere con il contratto della banca francese, altrimenti andremo tutti a casa.”

Allyson lavora in un fondo d’investimenti inglese, si occupa di titoli derivati. Entrata con le vacche grasse cinque anni fa, ora che il sistema prova a darsi una ripulita, lei e i suoi colleghi fanno parte della categoria definita to clean, da ripulire appunto! In queste condizioni ogni progetto interno è sotto esame ed è un rischio per i loro contratti.

“Tra quanto hai la gara?”
“Londra è tra sette giorni”, risponde Ally mentre osserva la spia rossa accesa del suo BlackBerry
“Ally, devi recuperare le ore della scorsa settimana, prova a fare più extra”.
“Non ce la faccio Angeles, ho ancora tanti chilometri da fare e la sera oltre alla pista c’è il nuoto, fammi fare questa maratona e poi ti recupero tutto”.
“Ok Ally ma non forzare la mano, lo sai come stiamo messi in ufficio e fuori c’è la fila di gente a spasso in cerca di lavoro, purtroppo non siamo un’esclusiva nel sistema”.

In ufficio nessuno fa domande. Nemmeno dopo le vittorie di Allyson alle tante gare di provincia. Non ci sono punti di contatto con i ragazzi del team. Solo l’amica Angeles si preoccupa di lei. La loro è un’amicizia nata cinque anni fa, quando Ally cercava una ragazza cui affittare la camera vuota dell’appartamento che divide con l’anziana nonna a Wembley.

Afferra il BlackBerry, apre l’indirizzo di posta Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , trova una mail di Steven. Il dominio dell’email è del suo sito web. Uno spazio in cui offre i sui servizi ai numerosi appassionati del mondo BDSM. Il sito è del tutto anonimo e senza immagini esplicite, chi ha conosciuto almeno una volta, Blackcloak sa dove trovarla. È l’unico contatto che ha con i suoi clienti. Niente numeri di telefono, niente intermediari.
Allyson si alza e si allontana dalla scrivania, va nel corridoio laterale dell’open space dove c’è una grande finestra che affaccia sul Tamigi. Una vista eccezionale prestigio dei nuovi uffici al Canary Wharf. Non si aspettava un contatto cosi ravvicinato, dopo soli sette giorni dall’ultima serata.

Ciao BC, quando possiamo vederci?” Steven usa il solito diminutivo ogni qualvolta deve fare una richiesta speciale.
Non lo so, cosa vuoi?” Allyson non sopporta il tono confidenziale, non gliel’ha mai permesso.

Se solo sapesse dietro quelle due lettere cosa si cela una maschera e un volto. A lui non interessano, l’importante è arrivare al dolore, pensare di avere imparato a condurre, ma inconsciamente è carnefice e vittima della sua prodomme.
Sabato sera una notte a casa mia!”
Scordatelo, io non vado a casa dei clienti, lo sai voglio terreni neutri”. Chiude il blackberry e torna al suo desk. 

Angeles capisce che è successo qualche cosa. I loro sguardi s’incrociano e Ally le fa un sorriso per rassicurarla. Dopo pochi minuti arriva un’altra email: “Pago il doppio”. Allyson non risponde, la giornata va avanti con i soliti ritmi, tre riunioni con il capo team e il cliente francese da imbonire sui rischi dell’operazione a mercati aperti.

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Oggi è l’ultima riunione tecnica prima della gara, mancano cinque giorni. Fate qualsiasi domanda. Se avete dubbi, incertezze, e mi rivolgo in particolare agli esordienti sulla distanza, parlate adesso”.

Steven è in piedi, al centro della sala riunioni del Club, con gli occhi guarda fisso Ally, come a ricordarle che l’inesperienza sulla maratona potrà giocare a suo svantaggio.
Scusi Coach, dovrà pur capire il nostro stato d’animo” commenta un ragazzo di colore da dietro le fila.

Non mi frega niente, avete tutti fatto gli sbruffoni fino all’ultima seduta in pista. Adesso iniziate a farvela sotto? Peggio per voi. Tirate fuori le palle e correte come sapete fare”.

Allyson è davanti a Steven, sta ancora pensando allo scambio di email e alla richiesta assurda che gli ha fatto. E’ sicura di poter chiudere la maratona di Londra sotto le tre ore e arrivare tra le prime venti donne.  Non ha ancora deciso cosa fare con la richiesta del coach. Vederlo la sera prima della gara non ha senso, rischia solo di compromettere tutto. Allyson in cuor suo sa che un trattamento extra, Steven se lo meriterebbe .
 
Fai il bonifico sul solito conto. Il prezzo è tre volte quello che paghi sempre. Inizio ore 20.00. Dimmi dove vivi”

Ally ha fatto anche il secondo allenamento giornaliero, subito dopo la riunione al club con la squadra.  La mail di risposta a Steven l’ha inviata. Le parole dell’amica le hanno dato forza. Hanno cenato insieme. Angeles ha preparato un piatto di pasta e dell’insalata. Ally, parlando, ha capito cosa deve fare. L’amica non ha posto domande, l’ha fatta solo sfogare: delle sue paure per la gara di domenica, del suo lavoro notturno, di cosa sarà della sua vita. E’ servito, almeno questo!

Puntuale Ally è davanti al portone di casa di Steven, un aprile freddo la obbliga a stare ancora molto coperta, indossa già parte dei suoi strumenti di lavoro. Suona e poco dopo compare lui.

“Ciao Allyson, che ci fai qui? Che cosa è successo?”

Steven non riesce a fare altre domande, spiazzato dalla presenza insolita della sua atleta. Ally ha deciso di giocare a carte scoperte, Angeles aveva ragione, il Coach doveva avere una lezione esemplare e per questo serviva stupirlo del tutto.
“Steven abbiamo un appuntamento o sbaglio?”

Steven la fa entrare, osserva com’è vestita e capisce tutto, i nodi del loro legame si sono completamente sciolti, vederla camminare in casa con i lunghi stivali neri e il mantello sulle spalle azzera ogni pensiero e attiva quello della paura, del dolore e dell’attesa di un piacere che potrebbe non arrivare mai più.

Allyson io non avevo capito nulla, sono stupito, tu domani avrai la gara che cosa succede adesso?”

Che cosa succederà lo decido io, tu stai zitto, portami nella stanza dei tuoi giochi e preparati che non cambia nulla, io sono blackcloak, non lo dimenticare mai.”

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