Come criceti in gabbia

“L’umiliazione delle stelle” è il titolo della performance artistica che Dario Rensich interpreta. “L’artista è posto di profilo rispetto al pubblico, corre su un tapis-roulant. Indossa solo le scarpette da corsa, il sospensorio e una mascherina dalla quale esce un grosso tubo di gomma (....) La distanza della performance è esattamente quella di una maratona, 42195 metri. La durata varia secondo lo stato di forma dell'artista, ma non supera mai le due ore e trenta. (...) Dalla partenza ha perso circa quattro chili e più di duemilacinquecento calorie. A causa della disidratazione la temperatura è salita a 39.7 gradi. La frequenza cardiaca è stabile intorno ai 165 battiti al minuto. La pelle dell'artista è uniformemente luccicante. Il sudore gocciola dal mento, schizza dai gomiti dai polsi nel movimento remigante delle braccia.”
"Prima di sparire" è il libro di Mauro Covachic da cui è tratto il brano. Il lavoro di Covachic è l’epilogo della trilogia scritta, che da "A perdifiato", passando per "Fiona", segue la vita dell'ex campione di atletica Dario Rensich, caduto nell'oblio del doping è diventato artista a pagamento per moderne gallerie d'arte in giro per il mondo.
Correre per due ore e trenta minuti su un tappeto rotante non è sport è distruzione. La corsa serve per stare bene, ognuno di noi interpreta, come crede la propria storia podistica, fatta di fatiche, di piccoli e grandi successi, in sintonia con il proprio stato mentale. Non siamo opere da ammirare, facciamo del nostro meglio, correndo. Quando le gambe si muovono velocemente su quei pochi centimetri di striscia nera del tappeto, non senti l'odore dell'erba, il piacere di un sorso d’acqua alla fontana con il sole che ti riscalda il viso, il freddo e il caldo perdono il loro significato. Correre su un nastro rotante è diverso, il gesto ha perso la sua naturale radice, non viene neanche di chiamarlo: corsa. Allenarsi al chiuso è arrivare da nessuna parte. In un grande centro per il fitness di Roma, il running non è come lo pensiamo noi. Nel correre stando fermi, il corpo salta, spinge verso l'alto ma non va avanti. A volte ti senti come un criceto in gabbia. Decine di tapis roulant, con sopra gli atleti, girano macinando chilometri, i runners si confrontano con se stessi e una macchina. Nel “Virgin Active Village” in cui mi alleno, in molti lo usano nella fase di riscaldamento, prima di passare nella sala pesi, oppure solo per una sgambata al ritmo dell'ultima play list nelle cuffie. Bastano dieci minuti di corsa lenta, per essere stufi dell'attività, a mio parere, più noiosa da fare in palestra.
Ho voluto verificare di persona cosa si prova a correre sulla striscia rotante avendo una vetrata davanti. L’illuminazione del Centro Virgin, nelle ore diurne, proviene, per il 60%, dall’esterno, così ti senti in qualche modo meno al chiuso e forse il corpo percepisce qualche stimolo in più. Un allenamento indoor deve rispettare le regole della macchina: età, peso, durata della seduta inclinazione del tappeto, start, stop e defaticamento. Il tutto per oltre un’ora, a 12km/h, con una pendenza del 3%.
Parto: Davanti ai miei occhi ho di tutto, tv satellitare, radio e sensori per la rilevazione cardiaca, c'è anche il deflettore che manda l'aria sul viso. Nell’azione il corpo deve solo saltare, non spostarsi in avanti. La differenza fondamentale è che la strada si muove sotto di te, non tu sopra di lei.
Lo sguardo è rivolto verso il basso, vedi i rulli che girano, il nastro di gomma va veloce e pensi a quando da bambino, affacciato al finestrino della vecchia auto di tuo padre, vedevi scorrere l’asfalto in un’unica striscia nera. Io sotto di me non ho l’asfalto e non sono solo. Accanto a me decine di persone che camminano, saltellano, preparano i loro muscoli per l’allenamento, li riscaldano, è come se portassero in temperatura il motore. Il mio corpo, dopo un’ora di corsa, semina gocce di sudore come punti di una mappa e macchiano il mio spazio. Provo a metterle insieme, disegno un mondo che non ho mai visto prima. Quando corro all’aria aperta lascio le mie tracce, un lungo percorso che è la misura della mia fatica.
Durante l’allenamento, curo la postura. Guardandomi allo specchio cerco di migliorare l’ampiezza del passo, movimento delle braccia e posizione del tronco, negli allenamenti su strada mi riesce difficile farlo. Correre sul tapis roulant, è un perfetto integratore per la corsa su strada.
Io sono uno street runner ho portato il gesto più naturale che c’è, dentro un villaggio artificiale, in una comunità che ama fare sport al chiuso, che vive in modo isolato la fatica. Correre una gara, con altre persone, è comunque solitudine, ma nello stesso tempo, partecipazione. Forse la corsa indoor riesce in un piccolo esperimento, essere fulcro, attorno al quale ruotano le diverse anime dello sport. Tra i tanti appassionati del running c’è chi ha fatto il percorso inverso, ha scoperto la corsa al chiuso e l’ha portata fuori le mura del Virgin Active Village.
Alessia corre due volte a settimana in palestra e tre volte su strada. Il suo rapporto con il tapis roulant è contradditorio. Le abbiamo chiesto di raccontarci una seduta di allenamento: “Io amo correre, e so che anche la strada di periferia della mia città è meglio di qualsiasi centro sportivo, ma per necessità ottimizzo i miei allenamenti, facendo due sedute a settimana sul tappeto. Quando corro sul tapis roulant la noia mi divora più della fatica. Voglio dimostrare a me stessa che la testa arriva lì dove le gambe, a volte, non vogliono andare.”
Correre sul tappeto, non doverti concentrare dove metti i piedi o dove devi andare, ti permette di rivolgere tutta la tua attenzione alle sensazioni che provi e alle reazioni del tuo corpo alla corsa prolungata. Nei primi cinque minuti, ti chiedi: “ perché stai correndo con le dita dei piedi rattrappite? Distendile dai! Ok molto meglio adesso…. Non pensare alla respirazione, lasciala andare e prenderà il ritmo da sola. Non correre a pugni chiusi, oscilla le braccia, ti aiuta a mantenere l’equilibrio. Rilassa le spalle, abbassa le mani, ti allarga il torace e respirerai meglio”. Sono già passati quindici minuti. Aumento l’andatura, ormai mi sono riscaldata. Sento il corpo, con le mie imperfezioni, le cosce e glutei che sobbalzano ad ogni passo. Magari tra qualche mese non li sentirai più perché la ciccia sarà sparita, magari….
Guarda avanti non ti girare se perdi l’equilibrio sai che botto e che figura! 25 minuti. Eccolo il cuore comincia a galoppare pure lui. Non ti agitare, abbassa le braccia respira, spezza il fiato, ritrova il ritmo. 35 minuti. Niente da fare è tornato il dolore al tendine d’Achille. Queste scarpe non vanno bene, molto meglio le asics nuove che sono anti pronazione. D’ora in poi correrò solo con quelle! E sono 40 minuti! Dai finisce la canzone e ti fermi Basta. Anche oggi è andata. Brava tu!
Nel Virgin Active Village, abbiamo incontrato Fabio, un V-Trainer, professionista del benessere, come amano definirsi. Il suo profilo è molto tecnico, cui associa, conoscenze di psicologia comportamentale ed elementi di comunicazione che motiva, per instaurare rapporti professionali duraturi e gratificanti. (definizione di virgin active)

Noi siamo in grado di definire e far raggiungere gli obiettivi del cliente, racconta Fabio, riguardo alle sue esigenze e a eventuali patologie, insegnandogli anche a mangiare meglio. Siamo una guida, un consigliere, un amico. Proviamo a trovare motivazione e divertimento. Sono tante le persone che corrono sul tapis roulant di ultima generazione in uso presso i Virgin Active Village, hanno una buona ammortizzazione che previene il rischio d’infortuni e infiammazioni a livello osteo articolare tipici della corsa su strada , soprattutto quando , come spesso avviene, il neofita non utilizza una calzatura adeguata all’attività che svolge , difatti la corsa è il realtà una serie di balzi dove la quantità di moto accumulata durate la fase ascendente del volo va ad esaurirsi con un impatto al suolo che si ripercuote sulle strutture articolari , questo concetto è di fondamentale importanza specialmente qualora la coordinazione nel gesto della corsa, parliamo di neofiti , non sia ottimale .
Il bello della corsa indoor, senza dubbio, specie per soggetti non così devoti all’attività, è la stabilità termica e atmosferica dell’ambiente circostante unita alla possibilità di svago (cosa non concepibile dal runner esperto) tramite l’ascolto di musica o la visione di programmi d’intrattenimento.
Fabio voi cosa dite al neo runner che vi chiede primi consigli?
I nostri suggerimenti riguardano principalmente la progressione degli allenamenti, l’aumento del volume di lavoro deve essere progressivo, va incrementato prima il volume (durata degli allenamenti) e poi l’intensità; Consigliamo quali calzature usare, aiutano a evitare il rischio di traumi o infiammazioni; un giusto defaticamento dopo la fase di carico permetterà un progressivo ristabilirsi della frequenza cardiaca su valori di riposo evitando alte frequenze cui non corrisponda il giusto ritorno venoso favorito dalle contrazioni della muscolatura soprattutto degli arti inferiori (se ci si ferma di colpo la FC è ancora elevata ma nessuna contrazione muscolare andrà a comprimere i vasi per aiutare il sangue a riaffluire verso il cuore).
Purtroppo la coordinazione del gesto, seppur simile, non è la stessa della corsa su strada , soprattutto se l’inclinazione è 0% il gesto si va a ridurre ad una serie di salti con sforbiciata delle gambe. Alcune persone non familiarizzano immediatamente con l’ergometro lamentando nausea o paura di cadere.
E al runner esperto che viene in palestra per fare potenziamento ma non vuole rinunciare alla corsa indoor cosa consigli?
Per la citata questione riguardante la differente coordinazione gestuale tra corsa indoor e corsa su strada , il mio consiglio è di alternare sempre le due attività. La tecnologia consente di monitorare con precisione i vari parametri di velocità, pendenza e frequenza cardiaca permette al V-Trainer di valutare l’andamento e la progressione dell’allenamento. Il runner esperto spesso lo vedo lavorare sulle andature e con percorsi personalizzati così da ottenere uno stimolo metabolico e neuromuscolare più efficace , magari sotto la supervisione del V-Trainer
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Personalmente considero la corsa sul tapis roulant come un voler chiudere la propria vita in un fermo immagine. La sensazione che si ha è la stessa che provi nel vedere le vecchie diapositive quando si bloccavano sul carrello, il proiettore scatta, ma l’immagine è sempre la stessa, sempre uguale, fa solo piccoli balzi su se stessa. Chiudiamo pure i nostri spazi, rivediamo le azioni nel nostro riflettore, ma non scordiamoci mai che la vita è tutto quello che corre intorno a noi, nel tempo in cui noi corriamo con essa.





















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