Le locomotive umane

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Domenica ho corso il lungo che era in tabella, 30k per le ville di Roma. Con i ragazzi con cui mi sono allenato, i commenti erano tutti per l’impresa di Giorgio Calcaterra e la sua sesta vittoria consecutiva al Passatore. Poche ore prima avevo finito di leggere il libro di Marco Franzelli dedicato ad Emil Zatopek, La locomotiva Umana. Ho corso con le parole di Emil nella testa: "Un atleta dovrebbe correre con la speranza nel cuore i sogni nella testa e pochi soldi nelle tasche". In questa frase c'è riassunto un uomo e tutta la sua vita. Ci sono pochi atleti in grado di sopportare le fatiche come quelle raccontate nel libro di Franzelli. Uomini distanti, vissuti in epoche diverse, ma uniti dalla loro stessa potenza. Capaci di sfidare se stessi, rialzarsi e andare oltre l’ostacolo. La vittoria di Calcaterra al Passatore, ti fa sentire il sapore di un’impresa senza tempo che guida l’uomo oltre l’azione stessa, fissandone le gesta nella storia dello sport.

La sesta vittoria consecutiva al Passatore, viene dopo un periodo buio, in cui l’uomo e l’atleta hanno dovuto combattere un nemico più duro di ogni salita. La caparbietà, l’ostinazione e la forza hanno rimesso l’atleta sulla strada, andando a vincere l’ultramaratona tra le più famose al mondo. Pochi ci credevano, si pensava a un suo ritorno alla grande ma non fino a questo punto. Il parallelo con Emil Zatopek non è impossibile: due storie diverse, due campioni diversi, ma ambedue in grado di tenere allenamenti durissimi, non solo quelli in pista, forse più vicini al nostro modo di conoscere l'atletica oggi, ma quelli in cui l’uomo è in grado di rialzarsi e mostrare a tutti di cosa è fatto.

Zatopek correva 20 km con gli scarponi ai piedi, per apprezzare al meglio la corsa con le scarpe da ginnastica, correva lunghi tratti in apnea. Uomini, atleti che sanno cosa fare quando tutto intorno a loro sta crollando, rialzano la testa e vanno oltre il Passo della Colla già con la vittoria nella mente.

Nascere in un contesto storico come quello in cui è nato e vissuto Zatopek, dove le città erano distrutte dai bombardamenti alleati, il razionamento del cibo o la paura che nulla sarà più come prima, fa capire che lo sport è l’unica voce di speranza, unica forza per non cedere allo sconforto e a la paura di un mondo che aveva perso la ragione. Oggi tutto è diverso, ma Emil e Giorgio sono ancora le nostre locomotive umane, un motore unico e distante dalle nostre realtà. Il primo è salito sul gradino più alto della storia dello sport, il secondo è ancora un uomo capace di azzerare ogni pronostico, senza resa e con la forza per dire: Io sono ancora qua.

Commenti

avatar Il grillo parlante
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Te lo diciamo sempre e purtroppo dobbiamo confermalo: se solo riuscissi a correre con la stessa azione di come scrivi saresti un Campione. Sicuramente ci fai apprezzare la corsa e il mondo che gira intorno e di questo te ne sono grato.
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avatar giulio
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Bravo Marco
e lui e sempre fortissimo
BRAVISSIMO E COMPLIMENTI GIORGIO
un ex tapascione
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