I campioni e la voglia di correre, che emozione che è!
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27 Maggio 2011

Sono proprio contento che papo mio, ieri sera, mi ha portato allo Stadio, anche se io non avevo mai visto uno Stadio, è come un grande cesto, e tutti stanno seduti intorno per vedere cosa succede sul fondo del canestro. C'erano tantissime persone, ma la cosa più strana erano quelli che correvano, saltavano sui materassi e nella sabbia, con un bastone e senza, lanciavano una palla pesantissima o una lancia che mia sorella chiamava il lancillotto. Intorno al prato c'era la pista, che papo mi ha detto che pochi giorni prima, di mattina presto ci aveva corso insieme agli amici suoi mentre io dormivo ancora, tanto per cambiare...
Sulla pista ho visto i campioni, quelli veri, veloci e con una montagna di muscoli. Io aspettavo il mio supereroe, il fulmine. Papo mi aveva detto che dovevo aspettare sveglio anche oltre l'orario di Leone cane fifone che è il mio cartone preferito, ma dopo i panini, i gelati, le grida di mia sorella per ogni salto che quei signori facevano con un bastone che si piegava tantissimo e atterravano sul tappetone, io ero stanco morto. "Papo io c'ho sonno", gli dico all'orecchio, "dai Ricky che adesso tocca a Bolt."
Mi rimetto seduto ed ecco che il campione mio si avvicina ai blocchi di partenza, a dire il vero l'avevo visto girare per la pista con una macchinetta strana ma non avevo capito che era lui. Adesso tocca al super Bolt. Papo mi prende sulle spalle, da li sopra mi sembra di volare, sono emozionato, vedo benissimo, tutti intorno a noi che gridano, fanno le foto e tutto è più illuminato, io sono emozionato che mi scappa la pipì ma non glielo dico a papo tanto non mi ci porta adesso che corre il fulmine e allora stringo le gambe e resisto, ma che fatica altro che maratone...I campioni si piegano, si mettono in posizione, un signore con la pistola spara in aria e tutto si accende. Papo mi tira ancora più su, le sue spalle mi sembrano un trampolino, le braccia sono come una gru, sono in equilibrio, io grido questa volta più forte di Giulia, sembra come se spingessi i campioni con la mia voce, sono in alto, volo come la telecamera che li segue veloce. 6, 7, 8, 9 secondi e tutto finisce! Arrivati, tutti muscoli neri, e braccia che vanno dappertutto, abbracci e sorrisi, corrono ancora non si fermano, l’azione è ancora li e io con loro. Un solo bianco è rimasto incollato al gruppo ma ha dovuto contare fino a 10 per fare le stesse cose, sembra essere stato tutto facile, come quando da piccolo per ogni dito c'era un numero.
Che emozione, che corsa, che vento. Grazie papo è stato bellissimo, ti fa venire voglia di correre con la testa all’in su, i pantaloncini corti e le scarpe slacciate. Ci voglio tornare allo Stadio Olimpico, voglio tornarci a correre come papo mio, ma non la mattina presto però, che a me mi piace tanto dormire. Saluti Riccardo





















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