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A.S.D. CRAL Poligrafico dello Stato: tante identità, che nello sport individuale per eccellenza, diventano squadra

scienza e tecnica

La scienza nel running

Abbiamo iniziato una collaborazione con il portale di atletica novararunning grazie alla quale pubblicheremo gli articoli del Prof. Enrico Arcelli.

Enrico Arcelli è stato responsabile federale del mezzofondo,
del fondo e della marcia per la federazione di atletica leggera. All'inizio degli anni '70 ha "inventato" la figura del preparatore
atletico del calcio e ne ha razionalizzato le metodiche di lavoro. E' stato anche preparatore della squadra di basket di Varese
quando era la migliore al mondo. Ha ideato l'attacco al record dell'ora di ciclismo di Eddy Mercks e ha diretto l'equipe che ha seguito Moser
nel record dell'ora del 1984 a Città del Messico. Ha seguito molti atleti e molte squadre di livello mondiale in molti sport.

Ha scritto oltre 20 libri.

Uno di essi, "Correre è bello",
è tuttora il libro sportivo italiano con il record di vendite.

Sulla corsa ha scritto anche:
"Il nuovo Correre è bello" (Sperling & Kupfer)
"La mia maratona" (edizioni Correre")
"Mezzofondo veloce: dalla fisiologia all'allenamento" (Centro Studi Fidal)
"L'allenamento del maratoneta di alto e di medio livello" (edizioni Correre).
Quest'ultimo libro è stato tradotto in varie lingue, fra cui russo e cinese.

Ama correre ed ha un primato personale nella maratona di 2.56'25" ottenuto a 46 anni. E' laureato in Medicina e Chirurgia ed è  specialista in Medicina dello Sport e in Scienza dell'Alimentazione e Dietologia. E' professore associato presso la facoltà di Scienze Motorie dell'Università degli Studi di Milano.
E' coordinatore del Comitato scientifico della rivista "CORRERE"

Come combattere il rischio dei crampi

Quale corridore non ha sofferto durante gli allenamenti o una gara di quel dolore al polpaccio, alla parte posteriore della coscia o del piede, improvviso e spesso molto acuto e lancinante che viene denominato crampo?
Il crampo può essere definito come una forma di spasmo o di contrattura muscolare spontanea e involontaria che si accompagna ad un dolore molto intenso che costringe l’atleta ad interrompere l’attività fisica. Esso è temuto da ogni corridore perché, una volta presentatosi,  determina inevitabilmente una forte  limitazione della prestazione.

La sindrome della bandelletta tibiale

La sindrome della bandelletta tibiale (più correttamente, ileotibiale), nota anche come ginocchio del corridore, sindrome da frizione o sindrome della benderella ileotibiale, è un processo di tipo infiammatorio a carico della zona ileotibiale che è l'ultimo tratto della fascia femorale (o fascia lata), quella che riveste i muscoli superficiali della coscia.
La stragrande maggioranza degli autori ritiene che la funzione principale della bandelletta tibiale sia quella di rendere stabile la componente antero-laterale del ginocchio.
Alcuni autori (Nishimura, 1997; Fairclough, 2006) suggeriscono che, più che a carico della bandelletta, il processo infiammatorio sia relativo al tessuto molto innervato e vascolarizzato che separa la bandelletta ileo-tibiale dall'epicondilo femorale laterale.
È una sindrome che colpisce in particolar modo i podisti, ma non è infrequente anche in coloro che praticano altri tipi di sport come, per esempio, i calciatori, i cestisti e i pallavolisti.

Le cause

La sindrome della bandelletta ileo-tibiale può essere considerata, sostanzialmente, una sindrome da sovraccarico le cui cause possono essere fatte risalire al concorso di fattori predisponenti e di condizioni di tipo sportivo.
I fattori predisponenti sono generalmente di natura anatomica, tra questi ricordiamo il varismo del ginocchio, il varismo della tibia, la prominenza dell'epicondilo femorale laterale, la dismetria degli arti inferiori e il piede tendente alla pronazione; le principali condizioni di tipo sportivo che, unite ai sopracitati fattori, sono causa dei ripetuti microtraumi che alla fine scatenano il processo infiammatorio, sono la corsa su fondo inclinato o irregolare, un chilometraggio eccessivo (vedasi il nostro articolo La distanza critica), una brusca modifica in eccesso dei carichi allenanti (tipici i casi del runner principiante che inizia a correre e brucia le tappe troppo in fretta e del podista che decide di allungare le distanze di corsa, per esempio dai 10000 m alla mezza maratona oppure da quest'ultima alla distanza di Filippide) o la scelta di lunghi circuiti che presentano un'eccessiva alternanza di salite e discese o, ancora, gli allenamenti per la forza esplosiva particolarmente intensi. Un altro fattore predisponente, spesso scarsamente considerato, è il sovrappeso atletico.

La sintomatologia e la diagnosi

La patologia si presenta con un dolore generalmente continuo, ma non acuto, sulla faccia laterale del ginocchio; il dolore si accentua quando la bandelletta passa sopra il condilo femorale laterale, ossia quando il ginocchio forma un arco di circa 30 gradi in flessione. La dolenzia si sviluppa di solito dopo un determinato periodo di tempo dall'inizio dell'allenamento e tende a ridursi con il riposo.
La diagnosi si basa sull'esame obbiettivo che mette in evidenza dolori alla pressopalpazione nella zona del seno tarsale. Eventuali indagini strumentali non servono tanto alla diagnosi quanto per escludere altre condizioni patologiche con manifestazioni cliniche simili; la diagnosi differenziale si pone con la tendinite distale del bicipite femorale, la tendinite poplitea, la lesione del menisco laterale, la cisti sinoviale, la gonartrosi laterale e gli esiti della ricostruzione del legamento crociato anteriore. Solitamente gli esami richiesti sono la radiografia del ginocchio e l'ecografia; molto raramente si ricorre alla risonanza magnetica nucleare, quasi mai decisiva per la diagnosi e che, tra l'altro, può dare false o eccessive informazioni.

Trattamento

Questo infortunio rientra nei casi in cui il metodo Stop&Go (descritto in dettaglio nel nostro testo L'infortunio nella corsa) risulta molto efficace; poiché l'infiammazione provoca un dolore continuo, ma non acuto sulla parte esterna del ginocchio, l'atleta è spesso portato a continuare gli allenamenti, magari riducendoli quantitativamente. Niente di più errato perché si predispone a un aggravamento della patologia.
Il periodo di stop consigliato è di 20 giorni con terapie self (crioterapia). Se l'infortunio non si risolve, l'ortopedico interviene di solito con infiltrazioni di anestetico e farmaci steroidei, ionoforesi, ultrasuoni, tecarterapia, laserterapia ecc. In alcuni casi, invero molto rari, è necessario l'intervento chirurgico sulla bandelletta. Poiché nei casi più gravi, lo stop è piuttosto lungo, è necessario riprendere dopo un periodo di potenziamento dei muscoli della zona addominale, del quadricipite e dei glutei.
La prognosi della sindrome della bandelletta tibiale è buona nella stragrande maggioranza dei casi. In ogni caso si può riprendere solo a completa guarigione. Per la ripresa consultare l'articolo corrispondente

Tendiniti, strappi e fratture i passi falsi dei corridori

La Repubblica 16-03-2010

Infortuni in aumento: perché cresce l'età media dei partecipanti alla maratona e così pure il tipo di stress a cui viene sottoposto il fisico. Domenica a Roma e a Milano in strada migliaia di sportivi. Ma per gli appassionati poco allenati disturbi ad articolazioni e muscoli sono sempre più in agguato. Ecco come evitarli

Maratoneti in calo in Italia; sotto la soglia dei 30.000 per la pri ma volta dopo decenni di continui incrementi. Crescono invece gli infortuni sportivi per numero e gravità. Una forbice che si spiega con l´aumento dell´intensità degli allenamenti, degli obiettivi agonistici e dell´età media. Ma anche con dei semplici numeri: per preparare una maratona, come stanno facendo i partecipanti ai due grandi appuntamenti nazionali, la maratona di Roma e di Milano di domenica prossima, si devono in media compiere 1 milione di falcate in 4 settimane.

Tendiniti e sindromi da affaticamento articolare e muscolare i problemi più comuni, soprattutto agli arti inferiori. A soffrirne soprattutto gli amatori che affrontano questo sport spesso senza la necessaria assistenza e competenza. Di qui gli allenamenti inadatti per modalità, intensità e frequenza che sono la causa principale delle patologie. Unica terapia: il riposo. Fino a completa risoluzione dei disturbi. Insistere ignorando il dolore, anche se lieve, aggrava il problema. Il ricorso alle fisioterapie e ai farmaci su indicazione dell´ortopedico sono necessarie solo se il dolore non accenna a diminuire. Cautela nei massaggi: i dolori così detti da acido lattico sono in realtà uno stato di sofferenza e di stress meccanico delle fibre muscolari. Si deve dare tempo al muscolo di riparare le sue fibre con il riposo. Il massaggio se troppo energico e profondo aggiunge stress meccanico al muscolo già sofferente.

Fratture da stress. Riguardano le ossa lunghe del piede (i metatarsi) e la tibia, ma anche il calcagno e l´astragalo che fa da sostegno e da snodo alla caviglia. Sono lesioni progressive dell´osso che si fissura e perde resistenza fino a fratturarsi. Si manifestano con un dolore al piede o alla gamba, che compare sotto sforzo e regredisce con il riposo. Poi il dolore diventa persistente e invalidante, penalizzando la corsa, ma anche la comune deambulazione e le attività quotidiane. Le radiografie, dopo alcune settimane mostrano una stria più intensa di reazione periostale, segno indiretto della frattura che progredisce. La Nmr invece coglie le fini alterazioni delle trabecole osseee già nelle primissime fasi della frattura. Col riposo nel giro di poche settimane il problema si risolve e si possono riprendere gradualmente gli allenamenti. Di aiuto i campi magnetici pulsati e, in caso raro di ritardo di consolidazione, la terapia ad onde d´urto.

Sindrome della bendelletta ileo-tibiale. Il dolore al lato esterno del ginocchio è tipico del maratoneta, specie se ha la tibia o l´articolazione troppo vara (con le gambe arcuate da cavallerizzo o calciatore). Può essere confuso con una lesione del menisco laterale o con un dolore rotuleo, mentre invece il dolore è scatenato dalla frizione di una robusta fascia fibrosa che ad ogni passo scavalla la sporgenza laterale del ginocchio. E´ la bendelletta ileo-tibiale. Se l´attività è troppo intensa e se la sporgenza, come in caso di varismo, risulta troppo prominente, la parte s´infiamma. Immediato il riposo e la valutazione di scarpette, plantari e postura in modo da neutralizzare il più possibile la tendenza al varismo del ginocchio. Valide anche le fisioterapie come la tecarterapia e il laser a CO2 defocalizzato per sfiammare la parte e il ricorso per brevissimi periodi a farmaci antiinfiammatori.

La spina calcaneare e la fascite plantare. Il piede è arcuato ed elastico come una arco. In effetti ha un arco plantare (la volta longitudinale) composto dalle ossa del piede e una corda: la fascia plantare. Se tesa troppo spesso si infiamma. Accade in chi ha il piede troppo cavo o troppo piatto e specie se pratica uno sport come la maratona. Se si infiamma la parte centrale il dolore è al centro del piede e si parla di fascite. Se si infiamma la sua origine che fa presa sul calcagno è questo che duole e si parla di entesite. Quest´ultima con il tempo da luogo ad una deformazione da trazione del profilo del calcagno comunemente nota come sperone calcaneare. In una piccola percentuale di casi riposo, farmaci e altre cure non risolvono e bisogna intervenire, "allentando" chirurgicamente la fascia plantare per via endoscopica.

Tendinite di Achille. E´ la più comune e invalidante tendinite che colpisce i corridori. Nella top five delle tendiniti più frequenti, seguono, la tendinite del tendine della rotula al ginocchio (knee jamper´s), la tendinite del tibiale posteriore alla caviglia e quella dei peronei sempre alla caviglia. Per tutte una sola raccomandazione: immediato riposo e sospensione degli allenamenti. I tendini infatti hanno una spiccata facilità a cronicizzare le infiammazioni. Se prese nei primi giorni di insorgenza, il riposo, il ghiaccio e blandi farmaci antinfiammatori hanno ragione in poco tempo dei disturbi. Al contrario, se ignorati, cronicizzano e diventa molto più complicato il ritorno allo sport e aumenta il rischio di rottura. In questo caso utile la terapia con fattori di crescita piastrinici che avviano i processi di riparazione e guarigione biologica del tessuto.

Fabio Lodispoto  * Specialista ortopedia-traumatologia e med. dello sport, Roma

Un nuovo studio sui limiti delle possibilità umane nel mezzofondo e nel fondo.

Enrico Arcelli per Novararunning

Sono stati molti gli scienziati che in passato hanno cercato di stabilire quali sono i limiti delle possibilità umane nell'atletica leggera. Gli ultimi a cimentarsi sono stati due studiosi britannici, Alan N. Nevill e Gregory Whyte. Essi sono partiti (come del resto hanno fatto molti dei loro predecessori in questo tentativo) dallo studio dell'andamento dei primati del mondo nel passato. Neville e Whyte, particolare, hanno analizzato come si sono evoluti i record nel corso dello scorso secolo. Hanno individuato un andamento comune a tutte le discipline per le quali il record esisteva già fin dai primi decenni del 1900: dapprima esso è migliorato poco per volta; poi, subito dopo la seconda guerra mondiale, il suo sviluppo è avvenuto molto rapidamente e, infine, con l'avvicinarsi del 2000, si è avuta una nuova decelerazione. Questo motivo li ha indotti ad utilizzare per la loro analisi un modello matematico differente da quello utilizzato fino ad oggi: non quello rettilineo (come se ci fosse un progresso continuo), ma quello fatto ad esse, appunto più lento all'inizio del secolo scorso; più veloce a metà; e di nuovo più lento alla fine del secolo.

Qual è stato il risultato del loro studio?

E' stata la tabella che compare qua sotto. Secondo essa, oggi si è già abbastanza vicini ai limiti delle possibilità umane. A livello maschile, per esempio, quello della maratona (2.03'38"4) dista soltanto pochi secondi dal record fantastico di Heile Gebrsilassie (2.03'59). A livello femminile, addirittura, quello attuale dei 1500 m (l'unica specialità, assieme a quella degli 800 m, analizzata da Neville e Whyte; le altre sono state introdotte troppo di recente per consentire ai due ricercatori di fare pronostici attendibili) è già migliore, sia pure di pochissimo, rispetto a quello teorico: nelle tabelle dei primati mondiali, infatti, c'è indicato 3'50"46, mentre il limite delle possibilità umane è stato stabilito essere 3'50"84. I due studiosi, in ogni caso, non esitano ad indicare che il sospetto di doping esiste.

Che cosa si può dire a commento di questa ricerca?

Sicuramente che è interessante e che, da vari punti di vista, lo è ancora di più di molte delle precedenti. Ma che - come tutte le previsioni basate sull'estrapolazione di quello che è avvenuto in passato - non può tenere conto del fatto che nel progresso dell'uomo possono intervenire componenti difficilmente prevedibili. Se ampliamo la visione delle cose a tutta l'atletica, anche senza pensare ad interventi illeciti, per esempio, possono essere messe a punto tecniche diverse da quelle attuali, in grado di sfruttare meglio le potenzialità dell'uomo; si pensi, par esempio a quello che è successo in passato nel salto in alto. Possono, poi, essere inventati attrezzi nuovi; in questa caso non penso soltanto alle aste, ma anche alle scarpette. Potrebbero essere migliorati anche gli stessi manti sui quali si corre o si salta. Scarpette e manti della pista potrebbero influire positivamente anche sulle prestazioni del mezzofondo e del fondo, discipline per le quali, poi, potrebbero essere messe a punto nuove metodiche di allenamento.

Insomma: se è vero che è poco probabile che l'uomo di per sé migliori, non è escluso che un certo margine di miglioramento di altri fattori. Chi vivrà vedrà.


Record attuale Limite delle possibilità umane

UOMINI
800 m 1'41"1 1'40"0
1500 m 3'26"00 3'23"1
Miglio 3'43"1 3'39"0
5000 m 12'37"4 12'12"1
10.000 metri 26'10"3 26'10"7
Maratona 2.03'59" 2.03'38"4

DONNE
800 m 1'53"28 1'51"65
1500 m 3'50"46 3'50"84

 


(Enrico Arcelli)